“Ma era davvero questa la priorità dell’Italia?”, si domanda Elly Schlein (intervistata da Giovanna Vitale su Repubblica del 16 settembre) a proposito del Melonellum appena varato al Senato.
“In un Paese dove, dopo quattro anni di governo, la spesa costa il 30% in più, i salari sono diminuiti del 9%, l’energia è la più cara d’Europa e la crescita non va oltre lo zero virgola, era questa la legge da mettere in cima all’agenda parlamentare?
Mentre gli italiani contano i libri di testo che possono comprare ai figli, Meloni conta i seggi”, attacca la leader del Pd, lanciando un appello alle deputate di centrodestra — “Ribellatevi” — e promettendo battaglia sull’ultimo passaggio alla Camera: “Faremo muro”.
Cosa c’è che non va, segretaria?
“È una legge truffa, sbagliata nel merito e nel metodo.
Nel metodo perché è stata scritta e approvata a colpi di maggioranza su input di una Giorgia Meloni disperata che, dopo aver fallito tutte le promesse e le riforme annunciate, si cuce su misura un nuovo sistema elettorale per evitare la sconfitta al prossimo giro.
Hanno respinto tutti gli emendamenti delle opposizioni, a iniziare da quello per introdurre preferenze vere al posto delle preferenze finte proposte da loro”.
E nel merito?
“È incostituzionale per tanti aspetti.
Intanto il premio di maggioranza è abnorme: chi vince può ottenere un numero di seggi che si avvicina pericolosamente alle soglie di garanzia per eleggere il presidente della Repubblica.
Scassa cioè il bilanciamento di pesi e contrappesi previsto nelle nostre istituzioni per impedire che tutto il potere si concentri nelle mani di chi governa.
Ma non sono stupita”.
Perché?
“Il potere e come preservarlo è da sempre l’ossessione della destra.
Con l’indicazione obbligatoria del candidato premier, Meloni prova a fare con legge ordinaria ciò che non le è riuscito col premierato.
L’aveva definita la madre di tutte le battaglie, ma lei quella madre — per timore di perdere un altro referendum costituzionale — l’ha chiusa in un cassetto e ora cerca di realizzarla con questa pessima riforma elettorale”.








