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Gian Luca Trequattrini, vice direttore generale della Banca d’Italia: “Il rialzo dei tassi è una risposta ai dati, nessuna indicazione sul percorso futuro”

Il rialzo dei tassi di 25 punti base deciso dal Consiglio direttivo della Bce lo scorso 10 settembre è stato “una risposta ai dati ora disponibili, non un’indicazione sulle prossime decisioni”.

Lo ha sottolineato il vice direttore generale della Banca d’Italia, Gian Luca Trequattrini, durante il convegno “La politica economica da una normalizzazione all’altra”, organizzato a Firenze da Fondazione Cesifin (Centro per lo studio delle istituzioni finanziarie) presso la Fondazione delle Biblioteche CR Firenze.

Ricordando le mosse precedenti, Trequattrini ha spiegato che già in occasione della riunione di giugno, segnata dal conflitto nel Golfo Persico e dal rischio di inflazione da costo, il Consiglio aveva agito con un incremento di 25 punti base, favorito da una minore vulnerabilità dell’area dell’euro rispetto al 2022.

La ricalibrazione si era resa necessaria di fronte a proiezioni con inflazione al 3% nel 2026 e rischi al rialzo dovuti alla “perdurante chiusura dello Stretto di Hormuz”.

All’appuntamento del 10 settembre, con l’inflazione totale salita al 3,3% in agosto (e quella di fondo scesa al 2,4%), “la crescita ha sorpreso al rialzo e i rischi di effetti di secondo impatto sui prezzi sono rimasti contenuti”, mentre i salari non hanno ancora mostrato “una risposta significativa allo shock”.

Tuttavia, a fronte di proiezioni di un’inflazione “destinata a rimanere elevata più a lungo”, il Consiglio ha optato per un ulteriore giro di vite.

La logica, ha ribadito Trequattrini, resta “coerente con questo approccio data-dependent e meeting-by-meeting”, evidenziando che il Consiglio “non si è impegnato su un percorso futuro dei tassi, appunto perché la risposta appropriata dovrà dipendere dall’evoluzione dello shock e dalla sua trasmissione e inflazione sottostante e salari”.

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