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Guerra e giovani: tra pacifismo, difesa della patria e rifiuto del sacrificio militare | L’analisi di Tommaso Greco

Su Avvenire, Tommaso Greco sostiene che il rifiuto della guerra espresso da una parte delle giovani generazioni europee non debba essere confuso con arrendismo o vigliaccheria.

Le parole della segretaria dei Giovani Democratici Virginia Libero, che ha annunciato l’intenzione di “organizzare i disertori” in caso di guerra, hanno riaperto il confronto sul rapporto fra pacifismo, difesa della patria e resistenza a un’aggressione.

A chi richiama l’articolo 52 della Costituzione, Greco ricorda che la Corte costituzionale ha riconosciuto come il dovere di difendere la patria possa essere adempiuto anche attraverso forme civili e non violente di impegno sociale.

Greco considera quelle parole espressione di un fenomeno più ampio, testimoniato anche dalla scarsa disponibilità dei giovani tedeschi ad arruolarsi nell’esercito.

Il loro sarebbe un rifiuto radicale della guerra che non deriva dalla perdita del coraggio o dello spirito combattivo.

Le nuove generazioni europee sono cresciute sperimentando la possibilità concreta della pace, rappresentata soprattutto dal processo di integrazione europea, e hanno imparato che i conflitti possono essere governati attraverso il diritto e le istituzioni.

Per questo chiedono alle generazioni adulte di rafforzare strumenti come il diritto internazionale anziché considerarli inefficaci e affidarsi nuovamente alle armi.

La guerra, inoltre, non è una catastrofe inevitabile, ma il risultato di decisioni politiche alle quali possono sempre essere opposte scelte differenti.

Greco conclude che i giovani rifiutano soprattutto una concezione della patria che, invece di tradursi nella cura del bene comune, viene identificata con il conflitto e con la disponibilità al sacrificio militare.

Come i giovani descritti da Remarque in Niente di nuovo sul fronte occidentale, comprendono la distanza fra chi decide le guerre e chi viene mandato a combatterle.

Di fronte alla richiesta degli adulti di accettare il sacrificio imposto dalle circostanze, Greco considera quindi legittima la loro risposta e il conseguente “elogio della diserzione”.

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