Le donne, nelle fabbriche, rappresentano il 21,5% del totale della forza lavoro, ma guadagnano il 12% in meno dei loro colleghi uomini.
È quanto emerge da un’analisi presentata oggi dalla Fiom-Cgil nazionale sulla situazione del personale maschile e femminile nelle aziende metalmeccaniche.
Sono stati analizzati 1.315 rapporti relativi al biennio 2024-2025, per un totale di oltre 500mila dipendenti, 476.488 diretti e 37.309 lavoratrici e lavoratori in somministrazione.
Nello specifico, le donne sono il 17,5% dei dirigenti, il 23,1% dei quadri, il 30,5% degli impiegati e il 12,2% degli operai.
Le lavoratrici e i lavoratori in somministrazione – che sono il 7,83% del totale – sono per l’89,7% uomini e per il 10,7% donne.
I contratti part time coinvolgono il 3,68% dei dipendenti, ma mentre solo l’1,3% degli uomini è coinvolto dal lavoro a tempo ridotto, la percentuale delle donne arriva al 12,2%.
Molto diverso – si segnala nell’analisi – è anche l’utilizzo del lavoro agile, che coinvolge in varie modalità circa un dipendente su 4.
Dall’analisi emerge che mentre il 23,5% degli uomini adotta questa modalità di lavoro, la percentuale nelle donne arriva al 37,1% del totale.
Per quanto riguarda il salario, il gender pay gap nell’industria metalmeccanica si attesta al 12%.
In totale, nel 2025, alle donne (che sono il 21,5%) spetta il 19,6% del totale del monte retributivo annuo lordo.
Una differenza salariale che, per categoria professionale, si attesta a 29.977 euro l’anno per i dirigenti, 6.788 euro per i quadri, 7.955 euro per gli impiegati e 6.173 per gli operai.
Andando a fondo nella composizione del salario si vede che mentre il salario strutturale, quello che proviene dalla contrattazione collettiva, evidenzia un gender pay gap intorno all’8,5% – dovuto dal diverso inquadramento e dall’utilizzo più ampio del part time per le donne – il salario accessorio, in gran parte erogato unilateralmente dalle aziende e frutto di contrattazione individuale, vede il divario arrivare al 23,6%.
Ma anche la contrattazione integrativa riduce il gender pay gap.
L’analisi delle retribuzioni relative ai grandi gruppi/aziende seguiti soprattutto a livello nazionale, dove la presenza storica del sindacato produce una contrattazione avanzata, mostra che il divario economico scende all’8,3%, circa 4 punti percentuali meno del dato complessivo.








