Su La Stampa, Giovanni Orsina sostiene che la crescita delle forze sovraniste segnali il ritorno dello Stato nazione e renda insufficiente la tradizionale risposta europeista del “più Europa”.
Due premesse dell’europeismo restano valide: i singoli Stati europei sono troppo deboli per affrontare da soli la competizione globale e l’Unione è sottoposta alle pressioni di Russia, Cina e Stati Uniti.
Orsina contesta però l’idea che l’integrazione sia rimasta incompleta soltanto per le resistenze nazionali e che la crisi attuale possa essere sfruttata per trasferire ulteriori poteri a Bruxelles.
Orsina osserva che quelle resistenze hanno una ragione profonda: gli Stati nazionali sono rimasti il luogo principale della politica e della legittimità democratica.
L’integrazione accelerò fra gli anni Ottanta e Novanta, durante una fase di depoliticizzazione e di trasferimento di potere dagli eletti ai tecnocrati, ma incontrò comunque limiti manifestatisi nei referendum francese e olandese del 2005 e nella Brexit.
Oggi sono tornati al centro competizione, guerre, confini, energia e sicurezza, mentre un’Unione costruita in forma tecnocratica e “impolitica” fatica a rispondere.
I cittadini tornano quindi a rivolgersi agli Stati per ottenere protezione e l’allarme per una possibile catastrofe europea, anziché favorire l’integrazione, può rafforzare ulteriormente il sovranismo.
Orsina conclude che occorre conciliare due esigenze: l’Europa deve difendersi dalle pressioni esterne, ma gli Stati sono troppo piccoli per riuscirci individualmente.
Nelle condizioni attuali, la soluzione non può consistere in nuovi trasferimenti di sovranità a Bruxelles.
Bisogna ripartire dai governi nazionali, trattando anche con quelli nei quali partecipano forze sovraniste e costruendo, senza accelerazioni federaliste, collaborazioni sulle singole questioni che ciascun Paese riconosca coerenti con il proprio interesse.
La “convergenza pragmatica fra egoismi nazionali” è per Orsina una strada difficile e rischiosa, ma nelle condizioni presenti è l’unica concretamente percorribile.








