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Europa: idee per rilanciarla e rispondere alla sfida dei nazionalisti | L’analisi di Riccardo Illy

Il voto in Sassonia-Anhalt, che ha visto stravincere il partito filonazista e antieuropeo AfD, ha dato la sveglia anche a coloro che guardavano con scetticismo l’avanzata di partiti di estrema destra in quasi tutti i Paesi della UE.

Vale a poco osservare che quel Land ha solo 2,1 milioni di abitanti e faceva parte della Germania dell’Est, dove la nostalgia per l’Unione Sovietica (una sorta di sindrome di Stoccolma a scoppio ritardato?) ha un senso.

Le pulsioni estremiste, antidemocratiche e antieuropee stanno montando in tutto il Continente.

Anche perché gli esempi che arrivano da altri Continenti (Russia, Cina, USA solo per citare i principali) stanno rendendo appetibili, come esempi di successo, le autarchie.

Se a questo aggiungiamo che la UE sta fallendo nel risolvere i principali problemi percepiti dalla popolazione (sicurezza, occupazione, immigrazione), il gioco è fatto.

I Paesi membri della UE e l’Unione stessa, prima che i partiti di estrema destra vadano al governo, possono fare qualcosa per scongiurare ciò che determinerebbe la fine dell’Unione.

La quale, come qualunque organismo, o cresce o muore; un periodo di immobilismo come l’attuale può durare solo per poco.

Mario Draghi e Enrico Letta hanno scritto due documenti programmatici la cui attuazione costituirebbe la soluzione del problema, ma sappiamo tutti che mancano sia le risorse sia la coesione politica per farlo.

Se mai si comincia, però, mai si finisce.

Le iniziative utili debbono essere a costo zero e a consenso facile.

Nell’aprire i lavori del Forum Ambrosetti di quest’anno Valerio De Molli ha fatto il panegirico della UE, dimostrando dati alla mano che questo è il miglior Continente dove vivere.

Le informazioni di supporto illustrate hanno sorpreso perfino un europeista convinto e informato quale mi considero.

Ebbene questa è la prima attività nella quale la Commissione europea si dovrebbe impegnare: comunicare i risultati positivi sul piano della libertà, cultura, salute, economia, innovazione, ambiente conseguiti in Europa.

Spiegando anche quale è il rovescio della medaglia (sotto forma di benefici per cittadini e imprese) di alcune attività normative che vengono vissute come vessatorie.

Poi dovrebbe mettere davvero al centro della sua attività la semplificazione.

Ho fatto parte per alcuni anni del High Level Group on Administrative Burdens nominato dal Presidente Barroso; abbiamo lavorato intensamente e presentato molte proposte di semplificazioni normative (fra le quali il Decalogue for Smart Regulation) ma i risultati del nostro lavoro furono modesti per la resistenza delle Direzioni e l’insufficiente spinta politica della Commissione.

La terza cosa da fare è cambiare i contenuti degli accordi di Dublino, approvati in un momento storico affatto diverso; non è ammissibile che la responsabilità e la maggioranza dei costi della lotta all’immigrazione clandestina gravino sui pochi Paesi che confinano con le aree di provenienza degli immigrati.

Andrebbe anche costituito un organismo per la gestione dell’immigrazione a livello di area Schengen; perché è all’interno di quell’area che gli immigrati, una volta entrati, si possono muovere liberamente.

Per favorire la nascita di una difesa comune, infine, la Commissione dovrebbe favorire la nascita di un Gruppo di Cooperazione Rafforzata (occorrono almeno nove membri) che vogliano condividere politica estera e difesa.

Esiste già un nucleo di Paesi dal quale partire, i cosiddetti volenterosi; si tratta di allargarne l’elenco e di approfondirne l’attività.

Gli altri poi, quando capiranno che per loro l’alternativa è l’irrilevanza, seguiranno.

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