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Domenico Arcuri: «Arriveremo all’obiettivo di 300 mila test al giorno, ma muoviamoci di meno»

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La legge della curva dei contagi da coronavirus per ora non dà scampo e l’Italia tenta di arginare la seconda ondata con oltre 10 mila posti in terapia intensiva, assicurano il Governo e il commissario Domenico Arcuri, e 300 mila test giornalieri tra tamponi e antigenici come obiettivo da raggiungere a partire da lunedì prossimo.

Ma lo spettro del lockdown, parziale se non totale, continua ad aleggiare, se le misure prese con l’ultimo Dpcm non dovessero dare risultati sufficienti. Un vertice tra il ministro Francesco Boccia, Arcuri  e le Regioni è servito per cercare di serrare le fila e inventariare gli strumenti a disposizione contro il virus, mentre il Covid-19 imperversa sempre più forte in tutto il  Paese.

“Viviamo un nuovo dramma, ma siamo in un altro mondo rispetto  a marzo”, al picco dell’epidemia, ha affermato il commissario, ricordando come esempio che il 21 di quel mese terribile “c’erano 6.557 contagiati e morirono 793 italiani. Il 7% dei malati era allora in terapia intensiva, ieri invece lo 0,6%”. 

Arcuri snocciola dati, in primis l’oltre un miliardo e mezzo di dispositivi di protezione distribuiti in questi mesi, sottolineando che i nuovi ospedali Covid saranno realizzati in tempi molto inferiori a quelli previsti dalle Regioni. Il manager di Invitalia tornando a presentarsi in conferenza stampa ha riproposto i toni accorati e stentorei ai quali aveva abituato gli italiani, esortandoli a “muoversi il meno possibile, tutti quanti noi” per limitare i contagi.    

Arcuri ha quindi fatto appello a medici di base e pediatri affinché “ci aiutino ancora di più di quanto hanno fatto finora”, somministrando tamponi e test antigenici, promettendo di dotarli dei dispositivi di sicurezza necessari a fugare i  loro timori di contagiarsi. E domani si terrà una Conferenza Stato-Regioni straordinaria su un provvedimento che riguarda  proprio i medici di base.    

Il ministro degli Affari regionali Boccia nel vertice odierno ha chiesto “massimo impegno” per chi è in ospedale e per chi è malato, dunque “tutti al lavoro e senza polemiche – ha detto l’esponente Pd -, che nessuno capirebbe e sarebbero imperdonabili”. Il governo è “sempre al fianco delle Regioni  per ogni necessità – ha ribadito – e continua senza sosta” a supportarle per il “rafforzamento delle reti sanitarie  territoriali”.     

Le autorità cercano di rassicurare sui mezzi messi in campo per fronteggiare la seconda ondata – “non l’abbiamo mai sottovalutata”, si difende Arcuri -, ma i prossimi giorni saranno decisivi per capire se si andrà a lockdown locali, a chiusure regionali o a un nuovo stop generalizzato del Paese. Ai primi di novembre saranno scaduti i 10 giorni minimi indicati  dagli esperti per valutare l’impatto delle restrizioni del Dpcm  del 24 ottobre. Quasi una scommessa, come l’ha chiamata il  professor Massimo Galli dell’ospedale Sacco di Milano.     

Il problema principale è la pressione crescente sugli ospedali dovuto all’enorme aumento dei contagi – “8 volte di più in 21 giorni”, ha ricordato Arcuri – che produce un numero ancora gestibile di pazienti in terapia intensiva, ma già troppo grande nei reparti ordinari. La risposta, accanto agli  strumenti di prevenzione di base – mascherine, igiene delle mani e distanza – è quella che richiama al lockdown: stare il più possibile a casa. E la Regione Liguria ha già vietato “gli  spostamenti superflui” nel prossimo weekend, da domani dalle ore  21 alle 6. Non si potranno fare passeggiate ‘senza giustificato  motivo’.     

Intanto le Regioni del Nord protestano riguardo al trasporto pubblico locale: “dal Governo non è arrivato nemmeno un euro per i servizi aggiuntivi del Tpl”.

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