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Dario Di Vico (Corriere della Sera): «Il Green Pass non serve a perseguitare i no vax, ma ad aumentare i vaccinati»

“Non ci siamo abituati e quindi fatichiamo ad ammettere che la società italiana sta dando ripetute dimostrazioni di equilibrio e sta esprimendo una voglia di stabilità che non conoscevamo da tempo”.

Lo scrive Dario Di Vico sul Corriere della Sera facendo il punto della situazione sull’ingresso del green pass obbligatorio per lavorare: “Mi è già capitato di sottolineare come ciò sia dovuto al «sottostante», ai due sistemi cardine della struttura sociale, le famiglie e le imprese, e alla loro capacità di tenuta di fronte alla pandemia. Spulciando nelle indagini dell’Istat si possono trovare nel diario degli italiani molte conferme. Anche nella vita pubblica la tenuta della società si è fatta notare. La campagna elettorale, la prima di un certo rilievo dopo la fase più acuta della pandemia, si è svolta in maniera ordinata come l’accesso ai seggi. Anche sul terreno delicato dell’adesione alla campagna vaccinale la società italiana ha dato un’ottima prova di efficienza. Accanto a questa maggioranza matura e consapevole c’è nel nostro Paese, come in molti altri, una consistente minoranza di cittadini che a vario titolo continua a rifiutare il vaccino. È evidente che in una situazione sanitaria ancora condizionata dalla presenza, seppur ridotta, del virus i no vax costituiscono un problema perché riducono gli spazi di ripartenza e di libertà. La risposta di Mario Draghi con la visita al quartier generale della Cgil, violato da Forza Nuova, è stata pienamente in linea con la compostezza e la ritrovata moderazione dell’Italia profonda. Una democrazia matura che ha superato queste prove può e deve affrontare da «forza tranquilla» l’ennesimo stress test che gli si para davanti come quello rappresentato dall’introduzione dell’obbligo del green pass sui luoghi di lavoro. È una prova che va gestita per allargare il numero dei vaccinati e non per perseguitare i no vax. È un passaggio che va vissuto, pur nel pieno rispetto delle regole e delle decisioni del governo, come un ampliamento del consenso, un allargamento della maggioranza moderata perché se siamo riusciti ad essere uniti nella tragedia sarebbe veramente paradossale che ci dividessimo nel momento della vittoria. Per questo motivo suonano incomprensibili e senza giustificazioni la minaccia di sciopero degli autisti dei Tir e ancor di più la protesta dei portuali triestini, che in questo modo non solo scommettono contro il Pil ma danneggiano la loro città proprio ora che può tornare a giocare un ruolo decisivo nei traffici tra l’Est e la Mitteleuropa”.

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