I gruppi che si oppongono al Green pass non sono da sottovalutare. Chi si fa portavoce di questo movimento spesso risulta legato anche a movimenti di estrema desta, antisemiti e soprattutto negazionisti. Lo evidenzia Donatella Di Cesare, che rimarca come queste caratteristiche facciano capire «quale siano impronta e inclinazione del movimento contro il pass sanitario».
«Non è certo un caso che le proteste di piazza vengano presidiate e manipolate da losche figure dell’estrema destra. Che si tratti di gruppi sparuti, come nelle ultime manifestazioni, non deve trarre in inganno: il movimento contro il pass, erede diretto di quello anti-mask e antivax, è in crescita dall’inizio della pandemia e non va sottovalutato», scrive su La Stampa.
«Basta fare un giro nel web per imbattersi in stelle gialle, assurte oscenamente a emblema di discriminazione di chi non ha voluto ancora vaccinarsi, o per incontrare il termine Pass scritto con le due SS che evocano il nazismo» prosegue. «D’altronde si sono già visti i cartelli “no nazi pass”. C’è chi crede di difendere la propria libertà opponendosi alla certificazione verde e nel farlo invoca addirittura i valori della Resistenza. Proprio perché viviamo in un’epoca di grandi mistificazioni è bene essere chiari».
«La battaglia contro il Green Pass è una battaglia reazionaria, una battaglia di destra (se non di estrema destra). E lo è sotto un profilo filosofico, politico, etico. Non ha assolutamente nulla di emancipatorio – non è una lotta di liberazione. In tal senso dispiace che voci filosofiche, un tempo punto di riferimento della sinistra critica, abbiano finito per dare la stura ai covid-scettici e che storici come Alessandro Barbero abbiano firmato l’appello contro il Green Pass».
«La battaglia contro il Green Pass è torbida. Molti convinti no-pass sostengono di non essere no-vax. Il terreno, però, è sdrucciolevole: le loro argomentazioni insinuano subito dubbi sul vaccino e di qui si passa presto a mettere in dubbio la pandemia».
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