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Matteo Del Fante (Ad Poste italiane): «Dobbiamo fare presto e accelerare la transizione climatica»

«Dobbiamo fare presto» e accelerare la transizione climatica, perché «agire costa meno che temporeggiare». Questo quanto dichiarato dall’amministratore delegato e direttore generale di Poste italiane, Matteo Del Fante, intervenuto all’Insurance Summit organizzato da Ania.

Del Fante ha sottolineato l’allarme dato dalla Bce, che ha appena pubblicato i risultati di uno stress test su 1.600 banche europee e 4 milioni di aziende nel mondo. Questo stress test «ha modellizzato in un orizzonte temporale di trent’anni l’evoluzione climatica e finanziaria, arrivando a formulare indicazioni molto chiare: agire costa meno che temporeggiare», ha detto ancora Del Fante.

«Se non si investe subito nella transizione, il rischio climatico aumenterà a distruggerà l’economia. Alcune aree del mondo, quelle più esposte a calamità naturali, sono più vulnerabili delle altre», ha continuato, citando, Del Fante.

«E» ha aggiunto «il nostro paese è tra queste». Guardando ai mercati, Del Fante ha evidenziato che “ad oggi abbiamo un mercato obbligazionario di 250 miliardi di euro, che entro la fine dell’anno probabilmente raggiungerà i 500 miliardi, in uno stock globale di 2mila miliardi di strumenti finanziari sostenibili».

Questo in «dimensione globale degli asset finanziari di 123.500 miliardi: siamo un po’ più dell’1,5 per cento». C’è una scarsità di emissioni di investimenti sociali e ambientali o degli emergenti Sustainability Linked Bond, che “ne presuppone il successo in fase di piazzamento: c’è poca offerta e quindi, quando un’emittente porta lo strumento sul mercato, trova ampia domanda».

Del Fante ha segnalato che «la liquidità dei titoli sostenibili sta crescendo sul mercato secondario e si sta chiudendo un pochino, empiricamente, la forbice del denaro lettera». Tuttavia, «per gli emittenti esistono ancora questioni molto complicate relative alla standardizzazione dei dati, alla definizione degli indicatori, il loro monitoraggio: compri un titolo a dieci anni che il giorno uno è considerato come sostenibile, devi avere garanzie che tre anni dopo quegli impegni che quell’impresa s’è presa al momento dell’emissione e del collocamento siano rispettati».

In questo senso, Del Fante ha puntato il dito contro il fenomeno del “green washing”, ricordando che recentemente la Commissione europea ha valutato che su 344 affermazioni sull’ambiente apparentemente dubbie, la metà erano ingannevoli e il 37 per cento erano vaghe e fuorvianti.

In questo senso, ha detto Del Fante, si va sul tema «della governance e della serietà dei controlli interni e delle modalità di certificazione del rispetto dei parametri». Inoltre, se questo vale nel contesto ambientale, in quello sociale «ancora non esiste una tassonomia ufficiale europea da applicare, per cui l’accertamento è ancora più difficile».

Per chi lavora in questi settori, come le assicurazioni, si tratta quindi,  ha affermato l’Ad di Poste «non solo di avere le politiche adatte per i nuovi investimenti, ma anche di rivalutare e rivedere i portafogli esistenti con un affinamento progressivo delle capacità di analisi: non solo quindi la classificazione dei settori indesiderati, ma anche due diligence dei fondi e degli investimenti con un sempre maggior focus sui temi della sostenibilità”.

Visto che, però, molti emittenti sono «in una fase di transizione», per gli investitori di lungo periodo una «responsabilità di saper valutare chi è seriamente in transizione e chi invece non ha capito che è cambiato il paradigma». In questo senso, la creazione di una soluzione di mercato – come accaduto con i carbon rights – non è sufficiente.

«Se pensate che circa due terzi delle emissioni totali della rivoluzione industriale sono imputabili a 90 multinazionali, ci rendiamo conto che non abbiamo bisogno solo di incentivi per prezzare l’inquinamento, ma abbiamo bisogno di limitazioni più stringenti», ha affermato Del Fante. «Confidiamo nella maggior profondità di monitoraggio» ha aggiunto «che sembra che la strada che la Commissione europea ha imboccato».

Più fiducia Del Fante ha espresso nello sviluppo delle tecnologie di carbon capturing and storage, ricordando che il forum di Bloomberg New Enwergy stima un fabbisogno in investimenti in infrastrutture e produzione di energia da 3mila a 6mila miliardi di dollari annui per i prossimi 30 anni per raggiungere la decarbonizzazione entro il 2050.  

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