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Alessandro De Nicola (economista): «Maggiore progressività nel sistema fiscale? Attenti, chi guadagna di più già paga di più»

Maggiore progressività nel sistema fiscale? I ricchi pagano già di più. Lo afferma l’economista Alessandro De Nicola, sostenendo che i redditi al di sopra di 40-50 mila euro non hanno accesso alle stesse agevolazioni che invece valgono per redditi più bassi e che «: i ricchi pagano di più già oggi».

«La riforma dell’Irpef proposta dal governo prevede la riduzione da 5 a 4 aliquote partendo dal 23% fino al 43%, ma cambiando molto nel mezzo in modo che scendano le aliquote dal 27 al 25% e dal 38 al 35 %, eliminando quella al 41%. Tutti i contribuenti sono destinati a guadagnarci, soprattutto chi si situa tra i 20.000 e i 50.000 euro di reddito», scrive su La Stampa.

«Orbene, al fine di coprire le spese per i sussidi alla bolletta elettrica l’esecutivo voleva posticipare i benefici per i redditi superiori ai 75.000 euro, ma grazie all’opposizione di centrodestra, Italia Viva e l’incertezza del M5S questo non è avvenuto con grande disappunto di chi ha lamentato “tariffe più care per salvare i ricchi”. Nel frattempo, il segretario della Cgil, Landini, insiste che il nostro sistema fiscale dovrebbe essere ispirato a criteri di maggiore progressività. Partiamo da quest’ultimo punto».

«Se ci soffermiamo sull’Irpef, essa già è fortemente differenziata a seconda del reddito. Per i lavoratori dipendenti c’è una no tax area di 8145 euro, 8130 per i pensionati, 4800 per gli autonomi. Le addizionali regionali e comunali sono spesso anch’esse progressive: in Piemonte si va dall’1,62% al 3,33%, una bella botta. Non solo: le detrazioni peri figli a carico, sostituite ora dall’assegno unico, e per il coniuge sono discendenti a seconda della situazione economica determinata dall’Isee, fino a sparire oltre un certo livello».

«Gli sconti ai locatori di immobili scompaiono per i redditi superiori a 30.987 euro. Giovani e lavoratori fuori sede godono di detrazioni di 990 euro fino a un reddito di 15.493 euro, 495 euro fino a 30.987, poi niente. Stesso criterio per gli inquilini a canone concordato. Detrazioni d’imposta sono riconosciute ai redditi assimilabili al lavoro dipendente (borse di studio o previdenza complementare), ma diminuiscono sopra i 40.000 euro e svaniscono oltre i 55.000. È previsto un credito d’imposta per ridurre il cuneo fiscale ma solo per chi non superai 28.000 euro di reddito».

«Persino i bonus bebè (1.920 euro) si dimezzano se l’Isee è superiore a 40.000 euro l’anno. Un numero elevato di detrazioni (dalle erogazioni liberali per le scuole alle spese funerarie) a partire dai 120.000 euro di reddito cominciano a dimezzarsi per poi dileguarsi alla soglia dei 240.000. Si potrebbe andare oltre (come dimenticare il reddito di cittadinanza?) ma è importante rendersi conto che la progressività non compare solo nella tabella Irpef, bensì è nascosta in mille pieghe della normativa che in generale fa sì che chi ha un reddito superiore ai 40/50.000 euro sia “ricco”».

«L’obiezione di chi vuole più progressività è che bisogna ridurre le diseguaglianze in nome della solidarietà. Ma con un simile assunto la china potrebbe essere infinita: perché non un’aliquota massima al 60%? O al 70%? Non si considera mai l’altra prospettiva e cioè che il denaro frutto del proprio lavoro o delle proprie proprietà è un diritto della persona e che l’onere della prova sulla necessità di toglierglielo grava sempre sullo Stato, non viceversa», prosegue.

«Prima di tassare ulteriormente il cittadino bisogna aver esaurito ogni altra possibilità sul lato del risparmio di spesa, ad esempio. Inoltre, l’alta tassazione disincentiva. È inutile riprendere la polemica sulla curva di Laffer: gli economisti non sono d’accordo su quale sia l’aliquota massima che ostacola la crescita economica. Tuttavia, possiamo fare un esempio all’italiana, la famosa flat tax del 15% per gli autonomi fino a 65.000 euro, limite oltre il quale la tassazione riprende appieno (applicando per tutto il reddito ipoteticamente di 66.000 euro le odierne aliquote dal 23 al 41%)».

«Qui è l’Ufficio parlamentare del bilancio che ha individuato due difetti fondamentali del sistema: soffocalo sviluppo e produce nanismo o, in alternativa, incoraggia l’evasione fiscale. Ebbene, il principio logico si applica sempre: più spremi irragionevolmente i redditi alti, più si frena la crescita e si incentiva l’evasione o l’emigrazione» conclude. «Non si mette in discussione il principio costituzionale di progressività dell’imposizione, ci mancherebbe, ma in Italia, considerando che l’1,2% dei contribuenti (sopra i 100.000 euro) paga già ora il 19,6% dell’Irpef, invece che farlo piangere, quando si incontra un ricco (in regola col fisco), abbracciamolo». 

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