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Sergio De Nardis (economista): «Sull’economia si naviga a vista»

Il terzo trimestre del 2022 l’economia italiana presenta una condizione migliore di quella paventata poche settimane fa, ma rimangono grossi rischi di blocco per il 2023. A parlarne è l’economista Sergio De Nardis. «Nel commentare la Nadef, a fine settembre, si sottolineava la necessità di sottoporre a verifica il quadro macroeconomico tendenziale (Pil a 3,3% nel 2022 e 0,6 nel 2023) con le nuove informazioni disponibili al momento della definizione dello scenario programmatico, inclusivo della manovra di finanza pubblica, da parte del nuovo governo. Non si è ancora a quel punto, ma si è già accumulato in questi 20 giorni un pacchetto di indicatori: le informazioni non sono univocamente negative, ma le positività riguardano il passato prossimo (III trimestre) e non il futuro».

«Il sorprendente balzo della produzione industriale di agosto sembra indicare che la manifattura nel trimestre estivo sarà meno negativa di quel che si presumeva. Un recupero potrebbe essere in atto (lambendo in questo caso il IV trimestre) nelle costruzioni, dopo le flessioni legate alle incertezze regolatorie degli incentivi (blocco crediti). Il positivo andamento del turismo si è prolungato a settembre. Nell’insieme questi segnali potrebbero condurre a un Pil nel III trimestre marginalmente negativo, se non stagnante. Un’evoluzione migliore di quella che si paventava qualche settimana fa. Per sapere come è andata occorre attendere fine ottobre, quando l’Istat diffonderà la stima anticipata del Pil di luglio-settembre», scrive sul magazine online InPiù.net.

«Le indicazioni per il futuro restano però negative. I sensibili cali di fiducia di famiglie e imprese (a eccezione delle costruzioni) indicano l’accentuazione del deterioramento congiunturale in atto (IV trimestre) e nella prospettiva a breve (I-2023). Le previsioni uscite dopo la Nadef si conformano a questi segnali. Mentre per il 2022, si conferma una crescita del Pil in linea con l’ipotesi Nadef (+3,3/3,4%), le attese per il 2023 si collocano uniformemente sotto la previsione tendenziale del (vecchio) governo, addensandosi attorno allo zero».

«Vi è una contrapposizione prevalentemente formale tra chi prevede nel prossimo anno un lieve calo del Pil (tra cui Fmi e Oxford) e chi stima un’evoluzione ancora leggermente positiva (tra cui Banca d’Italia e Prometeia) o una completa stasi (Confindustria). Il profilo sottostante è tuttavia sostanzialmente simile: recessione che parte in estate e si prolunga ai primi mesi del 2023, dove i segni negativi e positivi delle stime per l’intero anno dipendono dall’intensità della flessione scontata in tale periodo e della ripresa successiva».

«Questi quadri sono circondati da ampia incertezza per lo shock energetico. Si basano su ipotesi di prezzo, in particolare per il gas, più elevate rispetto agli andamenti delle ultime settimane. Al contempo, le previsioni escludono il non impossibile scenario peggiore: l’interruzione delle forniture di gas russo in pieno inverno che comporterebbe peggioramenti dei quadri previsivi. Si naviga quindi a vista, ma nell’incertezza la linea della prudenza è quella da seguire nell’aggiornamento delle previsioni del governo su cui dovrà essere innestata la manovra di finanza pubblica».

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