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Davide Tabarelli (Nomisma): «La recessione avanza e la politica non se ne accorge»

C’ è una recessione che avanza, come scrive Tabarelli sulla Stampa. Ci ha messo un anno la politica per rendersi conto della gravità della crisi.

I prezzi si muovono nell’arco dei minuti e sono passati, sul mercato internazionale, da 10-20 euro per megawattora prima della crisi, a oltre 340 a fine dello scorso agosto, mentre ieri sono scesi a un minimo da 3 mesi di 160.

La ragione del calo, per quanto possa essere momentaneo, è molto semplice: è la domanda che cede sotto i colpi delle fatture e delle bollette che i consumatori europei e italiani devono pagare.

È purtroppo l’effetto della recessione che avanza. Alla fine, dopo mesi di discussioni per cercare di capire cosa è accaduto, i fondamentali sono quelli che contano.

I prezzi sono esplosi non per la speculazione – spiega l’editorialista – ma perché manca il 40% di offerta di un bene, il gas, che è essenziale, di cui non si può fare a meno, che copra il 35% della domanda di energia dell’Italia e che sostituirlo con qualcos’altro nell’arco di pochi mesi è impossibile.

Per questo la domanda di gas è rigida: fino ad agosto in Italia aveva fatto segnare cali inferiori al 2%, di fronte ad aumenti dei prezzi al consumo dell’ordine del 100% per le famiglie e del 500% per le imprese.

Nessuno, nell’economia dell’energia, avrebbe mai ipotizzato tale rigidità. Sul lato dell’offerta i risultati finora ottenuti non sono sufficienti, perché maggiori volumi stanno arrivando dagli Stati Uniti, un po’ dalla Norvegia, che si arricchisce in maniera scandalosa, come anche dal Qatar, che fra qualche giorno userà i nostri soldi per farci un campionato mondiale di calcio nel deserto.

In Italia, dove quest’anno il loro apporto triplicherà rispetto al trend storico, avremo, bene che vada, 5 miliardi di chilowattora in più, pari a 1 miliardo di metri cubi equivalenti, da confrontare ai 29 che prendevamo dalla Russia.

Peraltro, la grande fonte rinnovabile, il vecchio idroelettrico, calerà quest’anno di 2 miliardi metri cubi equivalente, causa siccità, e pertanto l’effetto è che avremo, sul lato delle rinnovabili, sarà quello di usare più gas per produrre elettricità.

La produzione domestica di gas è ancora con il segno meno sia in Olanda, che potrebbe fare molto di più, che in Italia, nonostante le abbondanti riserve e gli annunci ambiziosi che si sentono da mesi.

Questi – conclude – sono gli argomenti di cui si dovrebbe occupare maggiormente la politica europea e nazionale.

I fondamentali, faranno scendere i prezzi delle nostre bollette e le imprese che chiudono e le persone che soffrono già il freddo lo sanno molto bene.

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