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[L’Intervista] Davide De Vido (AD FiDeAL): «Il sistema giudiziario italiano ancora fatica a ripartire. Tante le disparità, sia geografiche che di genere. Per questo proponiamo il finanziamento del contenzioso»

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Davide De Vido, avvocato del Foro di Treviso, è AD della società FiDeAL che è il primo provider italiano di soluzioni di «finanziamento del contenzioso» per privati, imprese e studi professionali. La società, con le soluzioni proposte, favorisce l’accesso alla giustizia ai soggetti privi delle risorse economiche per fare fronte alle spese processuali e, in generale, fornisce un diverso approccio al contenzioso.

Avvocato De Vido, dal suo osservatorio aziendale, come vede la situazione economico imprenditoriale del Paese?

La crisi economica globale, ed in particolar modo italiana, causata dalla pandemia non ha purtroppo ancora assunto contorni chiari e definiti a causa del perdurare dell’emergenza sanitaria. Ciò che viceversa appare chiaro, è che le conseguenze della emergenza sanitaria, che si sono sovrapposte a quelle delle precedenti crisi economiche globali del 2008 e del 2012, stanno creando seri problemi al sistema economico imprenditoriale del nostro Paese con conseguente crisi di liquidità e conseguente solvibilità delle imprese.

Questa difficile situazione potrà essere superata a patto che, da un lato si adottino scelte di politica economica coraggiose e, credo, anche dolorose per diverse imprese; dall’altro si attuino strategie e si incentivi l’impiego di strumenti innovativi capaci di garantire la “salute” a lungo termine delle imprese ed un uso più efficiente e sostenibile delle risorse.

Nel contempo, mentre si favorirà la transizione economica verso strategie e modelli di business sostenibili, si dovranno gestire le molte situazioni di crisi d’impresa che si verificheranno e le conseguenti inevitabili procedure concorsuali. Ciò sarà necessario per la tutela di tutte le parti coinvolte: per la tutela del ceto creditorio ovviamente, ma anche per la tutela dell’impresa debitrice e della forza lavoro che la stessa impiegava.

E come vede la situazione attuale del sistema giudiziario e degli studi legali?

Al pari di quello economico, anche il sistema giudiziario italiano ha profondamente risentito della crisi pandemica nazionale tanto è vero che, soprattutto all’inizio della pandemia, si è pressoché arrestato mentre, successivamente, ha faticato e tutt’ora fatica a ripartire. Tutto ciò è reso ancora più grave dal fatto che la situazione precedente alla crisi sanitaria, era quella di un sistema giudiziario già in forte difficoltà.

In Italia, l’amministrazione della giustizia civile è un tema centrale. Il nostro sistema è farraginoso, ancora troppo burocratizzato e quindi lento e costo oltreché poco produttivo, con marcate differenze tanto geografiche, da regione a regione, quanto, spesso, endoregionali da foro a foro.

In conseguenza di tanto, c’è l’attuale ed improcrastinabile necessità di interventi strutturali di efficientamento perché è assodato che i problemi della giustizia disincentivano gli investimenti stranieri ma anche domestici e, conseguentemente, deprimono l’economia. Le disfunzioni del “sistema” ci costano all’incirca 2 punti di PIL annui; questa situazione non può più essere tollerata.

Ai professionisti legali, agli avvocati, non è andata e non va di certo meglio. La crisi di liquidità che ha colpito il sistema economico, ha azzerato o sensibilmente ridotto quanto sia i privati, sia le aziende, possono destinare alle spese di giustizia per la tutela dei loro diritti ed interessi legittimi.

Questo stato delle cose comporta un duplice effetto negativo: da un lato, in termini generali, determina molti casi di denegata giustizia dovuti tanto alla scarsa fiducia nel sistema giudiziario, quanto, soprattutto, alle scarse disponibilità finanziarie di privati ed imprese; dall’altro, con specifico riferimento agli avvocati, determina l’ulteriore contrazione dei loro redditi professionali.

Ed anche con riferimento alla classe forense, come evidenziato dal Rapporto CENSIS 2019, possiamo dire che in termini medi e generali “piove sul bagnato”.

Il Rapporto predetto ha infatti stigmatizzato una netta spaccatura tra le big law firms da un lato, organizzate oramai come delle vere e proprie imprese del mercato legale con propensione alla innovazione giuridica e tecnologica, che concentrano la maggior parte della ricchezza dei legali, e gli studi legali associati o individuali di “fascia media” dall’altra, ancorati a modelli organizzativi e di business tradizionali, poco inclini e rapidi ad adeguarsi ai cambiamenti del mercato dei servizi legali,  che registrano un reddito medio annuo lordo di poco più di € 35.000,00.

Il medesimo rapporto evidenzia infine, questi per lo meno i dati più significativi, una notevole differenza reddituale sia in relazione all’area geografica (marcate le differenze tra nord e sud), sia in relazione al genere: le avvocatesse italiane registrano un reddito medio annuo lordo di poco più della metà rispetto a quello degli avvocati.

In che modo FiDeAL propone di migliorare il sistema giudiziario o di contribuire a mitigare gli effetti della crisi per privati, imprese e professionisti?

Fideal è il primo provider italiano di soluzioni di «finanziamento del contenzioso» di terze parti. Ma cos’è il «finanziamento del contenzioso»?

È uno strumento di origine anglosassone, innovativo per il mercato legale italiano, per mezzo del quale un soggetto “finanziatore” (quale FIdeal) investe pro-soluto nel contenzioso arbitrale e/o giudiziale di un terzo assumendo tutti o parte dei costi della procedura (amministrativi, legali, tecnici etc.) e tutto o parte del rischio della soccombenza. Riceverà il proprio compenso solo se il contenzioso avrà esito positivo e quando il “finanziato” incasserà concretamente il denaro.

In caso di esito negativo del giudizio, viceversa, perderà il proprio investimento e potrà essere addirittura tenuto a pagare tutte o parte delle spese processuali in favore della controparte se l’accordo contrattuale con il cliente lo prevede.

Questo strumento apporta tangibili benefici, diretti ed indiretti, tanto all’intero sistema giudiziario quanto ai privati e, in particolare, alle imprese ed ai professionisti.

Quanto ai benefici per il “sistema giudiziario”, il «finanziamento del contenzioso», concorrendo ad eliminare le differenze reddituali tra le parti, consente a chiunque sia portatore di una pretesa meritevole, sia esso un privato che una impresa, di accedere alla giustizia. In questo modo contribuisce alla attuazione del precetto di cui all’art. 24 della Carta costituzionale.

Inoltre, proprio perché le liti oggetto di richiesta di “finanziamento” vengono scrupolosamente analizzate e valutate e vengono “finanziate” solo quelle che il “finanziatore” ritiene effettivamente meritevoli di tanto, a differenza di quello che si potrebbe essere portatati a ritenere, efficienta l’intero sistema, già sovraccarico, perché scoraggia l’introduzione di giudizi che hanno scarse probabilità di successo.

Con specifico riferimento alle imprese, il «finanziamento del contenzioso» consente tanto a quelle che necessitano di liquidità, quanto a quelle più strutturate e patrimonializzate, di ottimizzare l’utilizzo delle loro risorse economiche e di trasferire ad un terzo il rischio di soccombenza.

È noto che indipendentemente dalle dimensioni patrimoniali, qualsiasi impresa affronta i contenziosi attingendo direttamente dalla cassa. Con l’utilizzo dello strumento del «finanziamento del contenzioso» invece, questi costi possono essere trasferiti al “finanziatore professionista” con il conseguente risultato che l’azienda libera risorse che potrà impiegare nel ciclo produttivo e/o nel welfare aziendale senza ricorrere ai tradizionali canali di credito e, di conseguenza, senza indebitarsi.

In questo modo si assiste ad una vera e propria trasformazione del paradigma dei contenziosi che da centri di costo mutano a veri e propri asset per l’azienda. L’utilità di questo strumento è poi palese per le aziende in crisi di liquidità. Queste, possono per l’appunto concentrarsi ed investire tutte le loro risorse per lo sviluppo del business senza tuttavia rinunciare a tutelare i loro diritti.

Infine, il trasferimento in capo ad un terzo del rischio di soccombenza, produce effetti diretti sulla “salute” di bilancio delle imprese perché, in questo modo esse possono rivedere le stime degli accantonamenti ai “fondi rischi” con diretti benefici sul risultato economico d’esercizio e sul rating creditizio.

Da ultimo il «finanziamento del contenzioso» può essere un utile strumento anche per i professionisti, per gli avvocati in particolare. Questi, contando su di un partner finanziario affidabile, possono consolidare il loro rapporto professionale con la clientela proponendo differenti soluzioni economiche per affrontare i costi di una lite. Possono altresì, con lo stesso criterio, ampliare la gamma dei servizi offerti alla clientela, evitando il rischio di insoluti ed aumentando il giro d’affari.

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