L’Italia “non” è una battaglia persa “ce la può fare” a risanare i conti a beneficio dell’economia. È quanto sottolinea in un’intervista all’Adnkronos è Daniel Gros, direttore dell’Institute for European Policymaking della Bocconi.
Per vent’anni alla guida del Ceps di Bruxelles, il più autorevole think tank della capitale Ue, Gros osserva come per tutti i governi sia difficile procedere al risanamento dei conti ma quelli che “non lo fanno poi vanno a casa”. Se invece si “inizia a tagliare il deficit, dopo qualche anno i frutti arrivano ed anche il consenso aumenterà perché si vedono i benefici”. Quindi, declinando la ricetta in salsa italiana, “se questo governo vuole durare deve iniziare a tagliare il deficit oltre lo 0,5%” che dovrebbe chiedere l’Ue con l’apertura il 19 giugno di una procedura per deficit eccessivo a carico di Roma.
“Servirebbe una riduzione del rapporto disavanzo-pil dell’1%, circa 20 miliardi – osserva – per dare il segnale che non è un taglio imposto dall’Ue ma che il governo ha capito che ci vuole uno sforzo in più”.
Una correzione, secondo l’economista, che potrebbe essere finanziata in primis sfoltendo la giungla delle oltre 400 detrazioni/deduzioni, operazione progettata da quasi tutti i recenti governi ma mai decollata. “Ogni taglio ha un costo politico, è chiaro, ma bisogna iniziare, i frutti arriveranno” e ad ogni modo “l’Italia non ha alternativa”, incalza. Il caso del Portogallo è esemplare: “due anni di austerity ma dopo si sono visti i frutti”. E questo aprirebbe la strada al processo per ridurre l’alto debito pubblico che viaggerà intono al 140% del pil nei prossimi anni perché, conclude, “per tagliare il debito non servono terapie shock, solo in apparenza semplici e incisive. Ridurre il debito è un cammino, un processo lungo che richiede tanti anni e consenso popolare”.
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