La situazione dell’Afghanistan, dopo la caduta di Kabul e la presa di potere dei talebani preoccupa molti. In merito alla questione, Stefano Dambruoso, magistrato simbolo italiano alla lotta del fondamentalismo islamico, sostiene che, benché i talebani siano stati sconfitti, «hanno avuto vent’anni per rialzarsi» e che si fortificheranno anche grazie al mercato dell’oppio.
«Noi glielo abbiamo permesso. Inizialmente manterranno un basso profilo, cercheranno un dialogo, per convenienza. Alla comunità internazionale mostreranno il loro lato meno feroce e si organizzeranno. Il problema sarà quando emergerà un leader forte, un punto di riferimento religioso capace di parlare ai diversi gruppi fondamentalisti e di farli convergere. L’Afghanistan potrebbe tornare così ad esercitare la leadership, tornare terra di ospitalità e approdo, una palestra di addestramento per i jihadisti con lo Stato complice e solidale». Afferma in un’intervista al Giornale.
«Oggi» spiegano «trovano rifugio nei cosiddetti Failed States, Stati falliti, il Sahel, il Corno d’Africa, con un leader come è stato Bin Laden l’Afghanistan potrebbe tornare centrale». Ora, avverte, «il pericolo principale è il flusso migratorio. Si cercheranno soluzioni, uno Stato cuscinetto per migliaia di profughi in fuga. E non da ultimo il tema del terrorismo, è vero che tutti quelli che fuggono sono nemici dei talebani, ma tra loro ci sono molti integralisti che arrivati in Europa potrebbero trovare comunità pronte a farsi condizionare. L’intelligence europea è già al lavoro su questo».
Ricorda poi che nel 2001 «partivamo da zero. Basta dire che mancava anche il reato per terrorismo internazionale. L’antiterrorismo italiano si è sempre distinto, non a caso l’Italia non ha mai avuto attentati. Ma certo l’Europol fino a ieri aveva come principale obbiettivo la lotta al cyber terrorismo, d’ora in poi i jihadisti tornano protagonisti». Indica quindi come pericoli per l’Italia «il grande traffico di droga che aumenterà in modo esponenziale. L’oppio è da sempre una attività tra le più redditizie per i talebani. A Herat i militari italiani avevano riconvertito le coltivazioni di oppio in zafferano», ora «tutto finito».
«Nelle campagne sono tornati i talebani a imporre il 10% sull’oppio. A dimostrazione che nelle periferie il controllo si era perso da tempo, dopo l’11 settembre l’Afghanistan è stata per gli americani una questione di vendetta portata a termine con l’uccisione di Bin Laden. Da lì in poi ha perso d’interesse. Basta dire che a Ferragosto sono entrati a Kabul senza sparare un colpo. Quando nel 2018 Trump incontra Baradar, il leader dei talebani, gli americani lo avevano appena fatto uscire da un carcere in Pakistan. Accordi sbrigativi, che avrebbero avuto bisogno di un interlocutore affidabile, invece è stato scelto quello che era fuggito con il mullah Omar in moto. Non certo il più affidabile».
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