La legge di Bilancio «evita scontri con le parti sociali». Questo secondo l’economista Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica, che sostiene quest’idea proprio perché la legge «rimanda a una discussione successiva diversi interventi».
«La visione» spiega, «è quella di un rientro graduale dopo l’enorme sostegno dato dalla finanza pubblica al Paese nel 2020 e nel 2021», dice in un’intervista a La Stampa. «L’economia si sta riprendendo e si vuole scongiurare il rischio di togliere troppo presto questo supporto», ma è anche «il primo stadio della riforma fiscale, di cui ancora non si sa molto».
«8 miliardi verranno utilizzati per abbassare l’Irpef, evitando salti degli scaglioni, e per ridurre l’Irap, di cui tutti ormai vogliono l’abolizione» ma «tenendo conto della situazione del bilancio, senza andare a tagliare la spesa non credo si potesse mettere di più», analizza Cottarelli.
E chiosa: «Non so se si possa dire che il governo si è piegato, intanto si arriva a Quota 102. Non si voleva turbare la ripresa dell’economia con un conflitto con i sindacati e vedremo che governo ci sarà» perché «tutto ruota attorno a questa incertezza su quanto Draghi rimarrà a fare il presidente del Consiglio. Io credo che sarebbe utile se rimanesse fino al 2023».
Poi l’economista precisa: «Quando si ha una maggioranza così variegata bisogna trovare dei compromessi, è inevitabile. Non mi aspettavo qualcosa di molto diverso». Quanto al Reddito di cittadinanza, il giudizio di Cottarelli è questo: «Mi sembra ci sia un restringimento dei criteri, si cerca di attenuare gli effetti negativi. Non è una revisione complessiva del reddito di cittadinanza. Resta sostanzialmente lo strumento che era prima. Ci sono alcuni cambiamenti, ma non è una riforma», conclude
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