Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Cos’è l’indice Rt, il termometro del contagio per il Covid-19

Salgono i contagi, sale la preoccupazione degli italiani riguardo il Covid-19. Negli ultimi giorni l’andamento epidemico preoccupante che sta sviluppando l’Italia, ha riacceso l’allarme tramite l’aumento dei contagi. Secondo l’ultimo report del Ministero della Sanità e dell’Istituto Superiore della Sanità, il contagio Rt nazionale è salito all’1,01. Il grado di preoccupazione crescente sta soprattutto in questo dato, che sfora, seppur di pochissimo, il limite sopportabile dell’1, il che significa che ogni persona positiva potenzialmente ne infetta più di una, aumentando il rischio che la curva vada verso l’alto e assuma una dimensione esponenziale.

Cos’è l’Rt?

Questo termine, entrato negli ultimi mesi nel dibattito comune, non indica altro che il calcolo sull’indice di riproduzione di una malattia, elaborato attraverso complessi algoritmi e valutato in un periodo congruo di tempo. Da non confondere con “R0” (R con zero), che corrisponde in sostanza al potenziale di trasmissione, o trasmissibilità, di una malattia infettiva non controllata. Il valore che indica il livello di riproduzione di un virus, ma solo nelle fasi iniziali, insomma. La differenza tra i due termini, sta nel calcolo periodico che si fa di questo indice, che per quanto riguarda in Rt è continuato nel tempo e permette di verificare il progresso dei provvedimenti presi sulla malattia.

Come si muove la cabina di regia ministero-Iss

Ma questi due indici non sono gli unici possibili per verificare l’avanzare dell’epidemia, così come dimostrato dal sistema di monitoraggio usato dalla cabina di regia del ministero della Sanità e dall’Iss. In questo caso vengono tenuti in considerazione anche di dati immediatamente più leggibili, come quelli dei carichi ospedalieri. I motivi, per cui i due indici non sono gli unici considerati dalla cabina di regia ministeriale, sono due.

Il primo riguarda la sovrastima di Rt, che in aree a bassa incidenza rischia di far impennare l’indice, anche in zone apparentemente senza malattia, ma con sporadici focolai. La seconda, spiegata dall’Iss sul suo sito web, riguarda il fatto che Rt viene calcolato solo sui casi sintomatici. In questo modo il calcolo, in un periodo in cui la maggior parte dei casi riguarda gli asintomatici, non risulta più efficace come poteva esserlo prima, quando la maggior parte dei casi diagnosticati era di pazienti in gravi condizioni. Il suo utilizzo, che rimane ancora utile soprattutto a livello regionale, può però risultare una sottostima dell’andamento a livello nazionale, proprio per il suo carattere originale.

Perché l’indice Rt è ancora utile

L’utilità dell’utilizzo di quest’indice sta nel fatto che il metodo statistico di calcolo di Rt risulta valido nel calcolo di un numero di infezioni individuate, su criteri stabili nel tempo. I criteri, a livello regionale, di individuazione dei casi sintomatici o di ospedalizzazione dei casi più gravi, sono costanti, per cui il valore dei pazienti è strettamente legato alla trasmissibilità del virus. Diversamente, per quanto riguarda gli asintomatici, l’individuazione dipende molto dallo screening effettuato dagli organi di prevenzione, variandone la condizione nel tempo. L’indice rimane quindi utile per quanto riguarda le situazioni regionali, meno toccate dalle politiche di prevenzione sui casi asintomatici, ma mancano di precisione per quanto riguarda la situazione nazionale.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.