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Coronavirus, Stefano Merler (matematico): «Abbiamo pagato un prezzo molto alto per l’assenza di un piano pandemico»

“Uno studio a cui partecipavo da gennaio dimostrava che l’epidemia in Cina era molto più diffusa di quel che dicevano e che era già uscita dai loro confini. Era tardi per bloccare i voli” e “uno studio di inizio febbraio diceva che il 25 per cento di chi andava in ospedale aveva bisogno di terapia intensiva e molti addirittura di ventilazione meccanica. Dati spaventosi” e a febbraio “presentai lo studio di un collega, Marco Ajelli, che in collaborazione con l’università di Shanghai, per la prima volta dimostrava che gran parte della trasmissione dei contagi era pre-sintomatica. È stato il momento peggiore, quando abbiamo capito la gravità della minaccia”.
Lo afferma, in una intervista a Repubblica, il matematico Stefano Merler, ricercatore della Fondazione Bruno Kessler di Trento, che a febbraio stimò come il Covid-19 avrebbe potuto contagiare due milioni di persone provocando 70 mila morti.

“Inizialmente pensavamo ad una epidemia lentissima ma già nei documenti successivi (la bozza di piano pandemico del 22 febbraio, ndr) l’RO era stato portato a 2. Comunque in tutti gli scenari per il sistema sanitario sarebbe stato un disastro e il lockdown inevitabile” aggiunge. Ricorda poi che quando venne registrato il paziente zero “il giorno dopo su indicazione dell’Istituto Superiore di Sanità ho iniziato a collaborare con la regione Lombardia dove abbiamo fatto la prima ricerca sulla diffusione del virus con i dati reali. Lo studio dimostrava che senza lockdown solo in Lombardia avremmo avuto 20 mila morti in un mese”.

Il lockdown si sarebbe potuto fare solo in alcune regioni del Nord? “All’inizio di marzo misurammo l’RO in tutte le regioni e in otto era sopra 3. C’erano anche Toscana, Lazio e Campania. Il lockdown ci ha salvato”.

Che cosa ha imparato da questi nove mesi in prima linea? “Che un piano pandemico serve. Abbiamo pagato un prezzo altissimo per non averlo aggiornato per dodici anni”.

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