Il ritorno sulla scena del conflitto ucraino della diplomazia cinese – commenta sul manifesto Tommaso Di Francesco – segna la giornata di ieri tra le più importanti per chi pensa ad una soluzione negoziata della crisi che si è ufficialmente aperta con l’invasione russa dell’Ucraina un anno e due mesi fa.
L’attesa telefonata di Xi Jinping è stata per Zelensky «lunga e significativa» accompagnata anche del rilancio degli scambi bilaterali con la nomina dell’ambasciatore ucraino a Pechino; per parte sua Xi ha insistito sulla linea cinese: «Il dialogo e il negoziato per la pace sono l’unica via d’uscita praticabile», aggiungendo che «non ci sono vincitori in una guerra nucleare», con chiaro monito per una crisi appesa all’uso sfrenato di armi sempre più micidiali e che rischia la «linea rossa» dell’atomica; e ribadendo, nonostante che Pechino non abbia messo sanzioni a Mosca e anzi difenda il rapporto «indistruttibile» con la Russia, che «il rispetto reciproco di sovranità e integrità territoriale è la base politica delle relazioni Cina-Ucraina».
Positive ma fredde le reazioni di Mosca e di Washington, ma l’avere allacciato questo dialogo è probabilmente una svolta nei rapporti internazionali appesi alla guerra ucraina, e anche al confronto, per ora solo di teatro, Usa-Cina per la crisi di Taiwan.
Di altro segno, se non opposto, la conferenza bilaterale tra Italia e Ucraina per la ricostruzione della martoriata Ucraina che si è svolta ieri a Roma.
A guerra però non ancora conclusa, e anzi ogni giorno più sanguinosa.
Alla conferenza la premier Meloni ha portato come interlocutori del dividendo di guerra che si apre, ben 600 aziende italiane.
«Parlare della ricostruzione dell’Ucraina – dice Meloni – significa scommettere sulla vittoria e la fine del conflitto, e sono sicura che il futuro dell’Ucraina sarà di pace, benessere e sempre più europeo».
La vittoria dunque, nonostante che lo stallo sul campo, anche con le reciproche controffensive annunciate, mostri per lo stesso capo di stato maggiore Usa Mark Milley che lo ripete dovunque e comunque instancabilmente, ancora l’impossibilità del prevalere di una parte sull’altra L’Italia si candida dunque alla leadership della ricostruzione ucraina.
Quale messaggio arrivi agli altri partner europei è dubbio, visto che solo Germania e Francia hanno in avvio eguali se non superiori iniziative bilaterali di «ricostruzione», e questo sempre a guerra tutt’altro che finita e con il negoziato di pace lasciato ad «altri».








