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Con le nuove stime Istat parte il “cantiere manovra” | Lo scenario

L’Istat pubblica la revisione dei conti economici, ora il ‘cantiere della manovra’ può partire.

La crescita del 2023, secondo le stime dell’istituto di statistica, è stata inferiore a quanto previsto, ma si è rafforzata nei due anni precedenti.

Questa variazione, unita al calo del debito/Pil e all’andamento del saldo primario, potrebbe aprire uno spazio di finanza aggiuntivo di circa 1 miliardo di euro da utilizzare nel menù della manovra.

In particolare l’Istat ritocca al ribasso dello 0,2% il Pil del 2023, fissandolo allo 0,7%, mentre rivede al rialzo dello 0,7% quello del 2022 portandolo al 4,7% e quello del 2021 che aumenta dello 0,6% a 8,9%.

Contestualmente modifica anche l’indebitamento netto in rapporto al Pil nel 2023 – pari a 7,2% (8,1% nel 2022) – migliorandolo rispetto alla stima pubblicata ad aprile, con il saldo primario pari al -3,5% del Pil, contro il 3,6% comunicato on precedenza.

Intanto il rapporto tra debito e Pil nel 2023 è calato al 134,6%, mentre nell’ultimo Def veniva stimato al 137,3%.

La revisione dei conti economici del periodo 1995-2023 era particolarmente attesa dal governo, che ora potrà procedere – presumibilmente in settimana – al via libera in Cdm del Piano strutturali di bilancio.

A quel punto attende il varo del Dpb, ossia il Documento programmatico di bilancio, da inviare entro il 15 ottobre a Bruxelles.

“La revisione dei dati comunicati oggi da Istat è di lieve entità e non cambiano i principi e il quadro del Piano strutturale di bilancio già esaminato dal Cdm lo scorso 17 settembre”, sostiene il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

“Il Psb sarà rifinito – aggiunge il ministro – alla luce dei numeri comunicati oggi da Istat”.

Da giorni il titolare del Mef ripete che non ci sono tesoretti da spendere in vista della legge di bilancio.

Anche a fronte dell’aumento delle entrate tributarie di 19,2 miliardi di euro nel corso dei primi 7 mesi del 2024.

La pressione fiscale complessiva nel 2023 è risultata in calo, pari al 41,5% (nel 2022 era al 41,7%), a seguito di un aumento delle entrate fiscali e contributive (6,0%) inferiore rispetto a quello del Pil a prezzi correnti (+6,6%).

“La revisione generale dei conti nazionali ha modificato in misura sensibile le stime dei livelli del Pil e dei principali aggregati negli ultimi anni, con un impatto tuttavia limitato sui loro tassi di variazione.

Rispetto alle stime diffuse a marzo 2024, il Pil nominale del 2021 è risultato superiore di circa 21 miliardi e nel 2022 e 2023, rispettivamente, di 34 e 43 miliardi”, commenta l’Istat.

Per effetto della revisione, il Pil in volume del 2023 “si è attestato a un livello per la prima volta superiore al massimo raggiunto prima della crisi finanziaria del 2008”.

Sulla base dei nuovi macro dati ora il governo metterà mano alla legge di bilancio, un testo che si aggirerà attorno ai 25 miliardi di euro, con l’obiettivo di prorogare il taglio del cuneo fiscale per i redditi fino a 35mila euro e provare ad estenderlo per quelli fino a 60mila.

Per la prima operazione servono circa 11 miliardi, per la seconda tra 2,5 e 4 miliardi.

Poi c’è la conferma delle tre aliquote Irpef, che costa circa 4,3 miliardi.

E il tentativo di fermare l’inverno demografico tramite una possibile revisione dell’assegno unico o degli sgravi fiscali ad hoc per coloro che hanno più di due figli.

“Il miglioramento dei conti pubblici offre al governo una maggiore flessibilità per realizzare misure chiave come il taglio del cuneo fiscale, il sostegno alle famiglie con figli, ai lavoratori e alle imprese”, sostiene la sottosegretaria al Mef Lucia Albano.

Di parere diverso le opposizioni, che chiedono di concentrare le risorse della legge di bilancio su sanità, scuola e lavoro.

“L’Istat rivede al ribasso la già striminzita crescita del Pil per il 2023, primo anno di Governo Meloni.

Il centrodestra impazzisce all’idea ma il 2021 e il 2022 sono direttamente toccati dalle politiche espansive e di protezione sociale del Governo Conte II: Superbonus, Transazione 4.0, reddito di cittadinanza”, incalza Emiliano Fenu, capogruppo M5S in Commissione Finanze della Camera.

Mentre per Marco Grimaldi di Avs: “Hanno spazzato via il 110%, cancellato il reddito di cittadinanza gridando che le finanze pubbliche erano state assaltate dai precedenti governi. Istat dice che non è vero.

Ora quali politiche si appresta a fare il governo della destra? Mance e mancette, il resto austerità”.

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