Carlo Galli su Repubblica commenta le nuove norme sulla Par condicio in vista delle elezioni europee e parla di ‘democrazia delegittimata’: “La Commissione parlamentare di Vigilanza ha modificato, per quanto riguarda la Rai, le norme deliberate dall’Agcom per l’emittenza privata.
Un soggetto politico, la Commissione, che decide a maggioranza, non ha rispettato le determinazioni di un’Autorità di garanzia, organo tecnico super partes.
È la prima volta che succede dal 2000, da quando la ‘par condicio’ è stata introdotta per legge.
Le modifiche apportate a colpi di maggioranza alle regole dell’Agcom – scrive Galli – garantiscono al governo, ai ministri e ai sottosegretari, un accesso privilegiato alle trasmissioni Rai, perché l’attività dell’esecutivo venga resa nota ai cittadini; e consentono al servizio pubblico di mandare in onda interi comizi, discrezionalmente, purché in un format che li distingua dall’informazione vera e propria.
Ma in realtà la questione trascende gli interessi di parte, pur legittimi, delle opposizioni, e assume una rilevanza generale.
La parità di parola è infatti un valore universale in una democrazia, una prerogativa incomprimibile di chi parla, cioè delle forze politiche, che oggi vedono quello che deve essere un diritto eguale per tutti trasformarsi in privilegio di alcuni e in danno per altri.
In senso ancora più vasto e pregnante si pone il problema per coloro ai quali quelle parole sono rivolte: ossia tutti i cittadini.
Che non possono non sentirsi mortificati dal fatto che la loro libertà di ascolto, da cui in buona parte dipende la loro capacità di conoscere, di interpretare, di criticare, è sbilanciata fin dall’origine.
È vulnerato, insomma, quell’elementare senso di equità che è uno dei pilastri di una democrazia, uno dei fattori che determinano la sua legittimazione nelle menti dei cittadini.
In realtà, che la distorsione del gioco democratico vada al di là della sua stessa utilità politica contingente non è per nulla un buon segno.
Significa che – conclude Galli – la sprezzante ostentazione di sicurezza della destra cela in sé un disagio davanti all’esigenza di accettare fino in fondo le logiche dell’uguaglianza democratica, come se di fronte a queste la destra si sentisse in condizioni di minorità che neppure i suoi successi del presente riescono a placare”.
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