“La posizione del Cnf tiene in gran conto le recenti aperture della magistratura all’avvocatura istituzionale per l’efficienza e il prestigio della giurisdizione. Le proposte formulate dal Consiglio nazionale forense mettono al centro non solo il recupero dell’efficienza per contribuire allo sviluppo economico del nostro Paese ma anche, soprattutto, la dignità delle persone alle quali deve essere assicurata, senza distinzioni di alcun genere, un’adeguata tutela giurisdizionale effettiva e rapida”. Lo sottolinea il Consiglio nazionale forense, oggi in audizione in commissione Giustizia alla Camera sulla riforma dell’ordinamento giudiziario e sulla riforma del Csm.
Il Cnf propone l’introduzione della “figura del ‘Court manager’ e l’attribuzione ai Consigli giudiziari del compito di procedere ad una costante verifica dei tempi e dell’efficacia dei piani adottati”, nonché, nell’organizzazione degli uffici giudiziari, uno “staff dedicato alla dirigenza amministrativa che copra le funzioni di rilevazione statistica, di contrattualizzazione, di partecipazione a gare per il funzionamento, di rendicontazione e di gestione del personale di cancelleria”, una “continuativa e aggiornata” formazione professionale della dirigenza anche sulle discipline di management, l’obbligatorietà dell’adozione degli strumenti di pianificazione delle risorse e di rendicontazione e una autonomia di spesa in capo alla dirigenza amministrativa distrettuale.
Infine, anche in considerazione dell’intenzione del legislatore di assegnare all’avvocatura vaste aree di competenza giurisdizionale, gli avvocati chiedono che sia resa obbligatoria la formazione congiunta di capi uffici e dirigenti amministrativi nelle materie della governance per progetti, pianificazione, benessere organizzativo, statistica giudiziaria e gestione degli spazi.
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