“Le notizie sorprendentemente positive che da qualche tempo arrivano sulla nostra economia dovrebbero spingere i catastrofisti di professione a porsi alcune domande delicate sulla natura del pessimismo italiano”.
Così Claudio Cerasa sul Foglio citando lo psicologo canadese Laurence Peter, conosciuto per aver formulato il famoso ‘principio di incompetenza’, il quale, scrive il direttore, “sosteneva che l’economista moderno è ‘un esperto che domani sarà in grado di spiegare perché le cose che ha predetto ieri non sono accadute oggi’.
E probabilmente Laurence Peter oggi non si troverebbe a disagio nel passare in rassegna i molti profeti di sventura che negli ultimi sette mesi, prevedendo recessioni inevitabili, razionamenti ineluttabili, scontri sociali inesorabili, disoccupazioni fulminanti, hanno sottovalutato la capacità dell’Italia di prendersi cura di sé stessa anche nei momenti di difficoltà.
Le buone notizie – sottolinea Cerasa – faticano a trovare spesso spazio sui grandi giornali perché molti quotidiani considerano un fatto “notiziabile” solo quando esso risponde alle cattive aspettative alimentate.
Quello che spesso però non viene compreso è che un giornalista che asseconda, senza farsi domande, un racconto aprioristicamente negativo dell’Italia non è un giornalista che compie in modo impeccabile il suo ‘scomodo’ mestiere di watchdog, ma è viceversa un giornalista che sceglie di alimentare in modo scientifico e acritico una retorica che ha a sua volta delle conseguenze, anche dal punto di vista economico.
La valorizzazione dell’Italia percepita su quella reale ha un suo impatto questo sì recessivo e oggi forse persino Oscar Wilde avrebbe buone ragioni per correggere la sua definizione di pessimista.
Wilde sosteneva che il pessimista non è nient’altro che un ottimista ben informato. I fatti di questi mesi – concludono – ci dicono in modo inequivocabile che l’ottimista non è altro che un pessimista bene informato. Viva l’ottimismo”.








