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Marcello Clarich (avvocato cassazionista): «La sfida per l’Italia è far ripartire il meccanismo della crescita»

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La sfida per l’Italia è far ripartire il meccanismo della crescita. È un’esigenza che scavalca le misure attuate per fronteggiare l’emergenza per contrastare gli effetti del Covid-19. Lo sostiene l’avvocato cassazionista, Marcello Clarich.

«Creare le basi per una ripresa più robusta è il sottotitolo del Rapporto dell’Ocse del 2021 sullo stato dell’economia italiana pubblicato in questi giorni, in un momento molto opportuno» afferma su Milano Finanza. «La diagnosi e le terapie dell’istituto di cooperazione internazionale, al quale partecipano 57 Stati del Nord America, dell’Europa e dell’Asia, costituiscono infatti un assist prezioso per l’azione del governo dopo la pausa estiva».

«La diagnosi riprende dati noti. L’economia italiana ha perso il treno della produttività da oltre vent’anni. Il prodotto nazionale lordo pro capite, fatta base cento nel 2000, era diminuito di due punti nel 2019, mentre a livello di Unione europea era cresciuto di venticinque punti. La pandemia del 2020 ha fatto crollare l’indice italiano a novanta, una discesa più marcata della media europea. Questi numeri si riflettono, con differenze sensibili tra nord e sud del Paese, in un basso tasso di occupazione e in indici elevati di povertà relativa».

«I punti di debolezza individuati dall’Ocse, documentati da una serie di tabelle di comparazione con i principali Paesi occidentali, sono rappresentati anzitutto da una bassa percentuale di investimenti pubblici e privati (18% del Pil, penultimi dopo la Grecia con il 10%). Anche la spesa in ricerca e sviluppo vede l’Italia posizionata nella fascia bassa della graduatoria con un po’ meno dell’1,5% del Pil rispetto, per esempio, a quasi il 5% di Israele, il 3,2% della Germania, il 2,2% della Francia».

«Inoltre, se è vero che il sistema bancario italiano si è rafforzato in questi anni sotto il profilo degli indici patrimoniali, il livello dei crediti deteriorati è ancora elevato: nel quarto quadrimestre del 2020 superava il 4%, contro una media Ocse del 2,8%. In parallelo, le procedure fallimentari assicurano in Italia un tasso di recupero del 66%, rispetto a una media Ocse di circa il 76%».

«Un freno al dinamismo dell’economia è individuato nelle regolazioni restrittive limitative della concorrenza nel settore dei servizi afflitto da un basso livello di produttività. In una scala da uno a sei, gli oneri amministrativi, i requisiti di qualificazione richiesti, le limitazioni alla mobilità assegnano all’Italia un punteggio di 2,7 contro l’1,6 della Germania, l’1,5 della Spagna, il 2 della Francia (con media Ocse dell’1,4). Un disincentivo agli investimenti, specie nella direzione di promuovere la green economy, è costituito dall’incertezza del contesto regolatorio nel quale operano le imprese, nonché dal livello elevato della tassazione. A ciò si aggiunge l’inefficienza della giustizia civile».

«Per rimuovere le pastoie dell’economia italiana, secondo il Rapporto, occorre agire soprattutto sul versante della spesa pubblica e delle riforme. Quanto alla spesa pubblica, rigidità pesanti sono legati a due componenti: la spesa pensionistica che costituisce circa il 13% del Pil rispetto una media Ocse di circa l’8%; gli oneri del debito pubblico che ammontano a circa il 3,8% del Pil contro una media Ocse di circa 1,8%».

«In questa situazione resta comparativamente poco spazio per la spesa nel sistema educativo (poco meno del 4% del Pil, rispetto a una media Ocse di oltre il 5%), fattore fondamentale per migliorare la qualità del capitale umano, e per gli investimenti pubblici (il 2,2% del Pil contro una media Ocse di oltre il 3,5%). Da qui l’invito del rapporto a rivedere le normative sulle pensioni, soprattutto con riguardo alle pensioni anticipate, e sul reddito di cittadinanza».

«Quanto alle riforme strutturali, oltre a quella della giustizia, il Rapporto richiama quella della pubblica amministrazione la cui azione risulta poco efficace (con un indice inferiore allo 0,5 rispetto a una media Ocse di circa l’1,2). Le principali indicazioni sono quelle di favorire il ricambio generazionale e di rivedere le modalità di reclutamento, di formazione e di gestione del personale, di riordinare e di chiarire meglio le competenze dei vari livelli di governo, di promuovere la digitalizzazione, di ridurre il numero delle stazioni appaltanti».

«Le assonanze con i contenuti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) presentato dal governo italiano e approvato in sede europea prima della pausa estiva non sembrano casuali. Del resto, da anni molti commentatori condividono nella sostanza la diagnosi e molte terapie. Il Rapporto Ocse cita espressamente il Pnrr e ne condivide l’impostazione. Quantifica anzi nel 2% la crescita aggiuntiva del Pil al 2030 per effetto delle riforme strutturali annunciate. Sempre difficile stabilire quanto realistiche siano queste stime. Ma intanto l’Ocse aggiunge una voce autorevole a quella di chi spinge il governo a proseguire nello sforzo in atto e se mai a premere ancor più l’acceleratore».

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