«Attenzione all’uso di decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri che sono pur legittimi atti amministrativi. Viene meno la decisione del Parlamento, assunta con una legge, e quindi la responsabilità politica immediata dell’organo rappresentativo della sovranità nazionale». Lo afferma il presidente emerito della Corte costituzionale, Cesare Mirabelli, ospite di Tv2000, la tv dell’episcopato italiano.
Nell’intervista andata in onda il 3 ottobre, Mirabelli ha espresso perplessità sui rischi che la gestione prolungata da parte del governo, degli strumenti utilizzati in tempi di covid, possa danneggiare a lungo andare la democrazia. Ricordando che «i decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri non sono sottoposti alla firma del Presidente della Repubblica, che pure un ruolo di garanzia lo esercita, e non sono neanche soggetti ad approvazione da parte del Parlamento che però conserva tutti i suoi poteri, perché ha un potere di indirizzo, di controllo, e può arrivare anche a sfiduciare il governo se abusasse di questo potere».
«C’è il rischio che la gestione dello stato d’emergenza possa provocare un danno alla democrazia. Per fortuna nel nostro Paese non l’abbiamo corso perché le istituzioni sono salde. Ma è da evitare che si innestino delle consuetudini che possono essere usate diversamente quando si presenti un atteggiamento o un sistema politico autoritario».
«Ci sono delle garanzie che la Costituzione – conclude Mirabelli a Tv2000 -prevede, cioè che ove occorra una legge, questa deve essere per un tempo determinato e la limitazione adeguata rispetto al fine e proporzionale. Non può esser sacrificato un diritto se non in proporzione a un altro bene, e comunque non può essere totalmente annullato, può essere compresso ma non annullato».
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