“Cura Italia, Rilancio Italia, e adesso Corri Italia. Avanti tutta, disordinatamente. E dimenticando per la fretta di ridare un pò di ossigeno a chi potrebbe aiutare davvero a curare le ferite di questo Paese, evitando una frattura che pare inesorabile tra chi ce la farà e chi sembra destinato a perdersi”.
Lo scrive Carlo Verdelli Sul Corriere della Sera in un editoriale in cui parla dei sostegni dovuti al Terzo settore.
“C’è una parte di società, neanche piccolissima, attrezzata per riuscire nell’impresa, o almeno per tentarla. Il problema è che finora nessuno le ha dato l’aiuto di cui ha un disperato bisogno per non venire cancellata dall’ondata impetuosa del virus”.
“È l’Italia che da sempre si prende cura dell’Italia, specie quella trascurata. La nostra protezione sociale, in servizio permanente ed effettivo. Chi la soccorre perché continui, specie adesso, a soccorrerci? Senza questa specie di esercito generoso della salvezza, l’Italia avrebbe faticato ancora di più di quanto abbia patito a superare la fase più crudele dell’emergenza Covid”.
“Ma anche l’immensa rete della solidarietà è uscita smagliata e impoverita dalla lunga trincea contro le raffiche della pandemia: stessi costi, ma chiusura dei flussi di ricavi, dalla raccolta fondi alle donazioni, dal sostegno degli enti locali all’impossibilità di organizzare eventi per autofinanziarsi”.
“Rammendare, e da subito, quella rete dovrebbe essere una delle prime voci nell’agenda di governo. Non risulta che lo sia”.
“Non è una delle priorità, pur essendolo. Finora ha ricevuto 100 milioni di euro (più 120 per il Sud), a fronte di una richiesta di un miliardo, e senza avere ancora ottenuto il credito agevolato delle banche garantito dallo Stato, concesso invece, almeno sulla carta, alle imprese di profitto”.
“Se l’esercito del bene comune verrà smantellato, oppure messo in condizioni di non poter ricominciare il suo paziente lavoro di ricucitura di un Paese sempre più strappato, il saldo che la crisi ci presenterà non sarà socialmente affrontabile”.
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