Su Repubblica Carlo Cottarelli commenta l’attuale positiva congiuntura economica e parla di «una finestra di opportunità» per l’Italia che «però non resterà aperta per sempre», per cui bisogna «accelerare sulle riforme».
«L’arco temporale su cui possiamo ragionevolmente sperare – scrive Cottarelli – è di 12-18 mesi, durante il quale occorre assicurare che la fase di rimbalzo diventi un trampolino di lancio per raggiungere un tasso di crescita di almeno il 2% l’anno. Questo richiede due cose: una gestione ordinata della fase di uscita dalla crisi e, soprattutto, un’accelerazione delle riforme».
«In entrambi i casi il ruolo di Draghi è fondamentale per evitare che le schermaglie tra partiti politici e lobby si trasformino in una rissa che blocchi il processo decisionale. La questione principale riguarda le riforme di cui l’economia italiana ha bisogno».
«Si è diffusa l’idea che, una volta siglato l’accordo del Ngeu con l’Ue, le riforme saranno guidate per i prossimi sei anni da una specie di pilota automatico, visto che i fondi europei arriveranno solo se certe condizioni verranno rispettate».
«Niente di più sbagliato. Le condizioni ci sono, ma, seppure utili, non garantiscono che le riforme siano realizzate. Basta andarle a vedere da vicino. Le condizioni sono di due tipi: le milestone sono qualitative, i target sono quantitativi. Le milestone comprendono spesso l’approvazione di leggi, ma i criteri che tali leggi dovranno rispettare sono inevitabilmente definiti in modo vago. I target sono molto più concreti ma sono ritardati nel tempo, essendo concentrati nel biennio 2025-26».
«Sarà quindi fondamentale per il successo delle riforme che esse siano portate avanti in modo deciso per lo meno per tutto il 2022. Insomma, occorre dar modo alla pianta delle riforme di piantare radici. È quindi importante per sfruttare l’attuale finestra di opportunità – conclude – che questo governo continui nella propria azione ben oltre la fine di quest’anno, nonostante lo scoglio dell’elezione del presidente della Repubblica».
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