“Quando parlo di inferno mi riferisco a due cose: la prima è il Covid e quindi quanto è successo nell’ultimo anno. Ma anche il 2019 concludeva un ventennio che era stato un altro ‘inferno strisciante’ perché coincideva con la peggiore crescita economica dall’Unità d’Italia. In questo ventennio non abbiamo fatto quei cambiamenti che sarebbero stati necessari, ancor di più dopo l’entrata nell’euro. E così abbiamo perso competitività sui mercati mondiali rispetto ad altri Paesi, come ad esempio la Germania.
Avremmo dovuto fare le riforme, come ridurre la burocrazia, avere un sistema pubblico più efficiente, avere una giustizia che funziona al meglio in modo tale da permettere alle imprese di fare investimenti. Tutte queste riforme ora sono nel Pnrr, in particolare sono al centro del programma la riforma della PA e della giustizia”. Così, intervenendo al Festival del lavoro, l’economista Carlo Cottarelli, già direttore del Fondo monetario internazionale, commentando il suo ultimo volume ‘All’inferno e ritorno’.
“Ma queste riforme -sottolinea Cottarelli- si deve capire che sono necessarie perché se funzionano male la PA e la giustizia si fanno pochi investimenti pubblici e privati. Un’altra riforma principale è la riduzione della tassazione che a detta delle stesse imprese è un altro disincentivo a investire”, aggiunge.
“C’è poi -spiega Cottarelli- il problema della disuguaglianza. Ci sono due tipi di disuguaglianza: quella nei risultati che si misura con quanta disuguaglianza c’è nella distribuzione del reddito, e poi c’è quella legata ai punti di partenza nel senso che se è utopico pensare di arrivare a un uguaglianza di tutti allo stesso reddito, un’uguaglianza dei punti di partenza è essenziale anche come principio di crescita economica”. E per l’economista “una delle condizioni principali perché si possa avere un adeguato grado di opportunità per tutti è che ci sia una pubblica istruzione che funziona bene in tutta Italia e per tutti i livelli di istruzione. Si tratta di investire di più in capitale umano e noi questo non lo abbiamo fatto perlomeno negli ultimi 15 anni”, conclude Cottarelli
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