Le compagnie oggi possono avere un ruolo diverso, giocando da protagoniste e trasformando la banca-assicurazione in una sorta di ‘assurbanca’. Lo dice il presidente di Unipol, Carlo Cimbri, a MF35, lo speciale che celebra i 35 anni del quotidiano economico.
Parlando del perché Unipol ha scelto di investire in B.P.Sondrio e in Bper, Cimbri ha ricordato che “quando ho iniziato a lavorare stavano nascendo le prime joint venture bancassicurative controllate pariteticamente con il 50% a testa, le quali prevedevano il pagamento alle banche di consistenti anticipi sulle vendite future. Un rapporto che non mi ha mai convinto. Il rischio era di uno squilibrio a favore delle banche, che avrebbero per esempio potuto rallentare la raccolta in caso di eventi imprevisti, come è stato per esempio ai tempi crack di Lehman Brothers. Quando ne ho avuto la possibilità ho preferito quindi creare un rapporto più equilibrato e Unipol è diventata azionista importante dei nostri partner distributivi. Questo assetto ci consente di intervenire sulla governance delle banche, senza però esserne gli azionisti totali, come era stato con Unipol Banca, perché si tratta di due mestieri diversi. Un rapporto sano, che rafforza entrambi i settori e che potrebbe essere più diffuso se le norme di Solvency II venissero riviste”.
Quanto alla possibilità che Bper possa crescere anche con Mps dopo che il governo ha ceduto nelle scorse settimane un’altra tranche, il presidente di Unipol non chiude la porta. “Bper ha oggi un suo programma di sviluppo e non è un interlocutore per Mps”, ha precisato aggiungendo che “questa è la situazione a oggi, ma chi può dire cosa avverrà in futuro?”.
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