Il Paese è entrato in una tempesta perfetta che toglie il sonno, scrive Carlo Bonini su Repubblica. La pandemia di Covid 19 ha una progressione vertiginosa che ci lascia ormai un vantaggio di sole due settimane sulla Francia che si è arresa a un nuovo lockdown.
Il governo mostra una forza di coesione pari a quella della carta velina. Senza contare il senso di smarrimento che da giorni ormai trasmette il presidente del Consiglio.
L’opposizione, divisa tra la tentazione di cavalcare il risentimento della piazza e sedersi al tavolo della “leale collaborazione” con il governo, di fatto è un attore non spendibile.
Le Regioni, in preda alla forza centripeta della ricerca del consenso dei territori e dei loro stessi errori, hanno interpretato e continuano a interpretare la loro autonomia come principio di eccezione alla regola stabilita dal centro.
A soffiare sulla tempesta, da Oriente, è chi vede nel passaggio drammatico del nostro Paese, in quello della Francia e della Germania, l’opportunità di far saltare il banco dell’Unione.
A Dacca, pochi giorni fa, epicentro asiatico del Covid, 40 mila islamisti hanno risposto in piazza alla chiamata di Erdogan contro Macron. Si sono rimessi al lavoro sulla rete anche i “proxy” della Russia di Putin che, da giorni, hanno cominciato a intossicare i social con le parole d’ordine del negazionismo europeo. In questo passaggio, fino a ventiquattro ore fa, quando al baco è stato posto frettoloso e tardivo rimedio, il ministro dell’Interno è stato costantemente escluso da qualsiasi tavolo tecnico e politico. Questo è quanto sta accadendo.
Ed è su questo che nei prossimi giorni si misureranno le scelte e i comportamenti di un Paese intero, non soltanto della sua classe
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