“C’è un distacco profondo tra il racconto mediatico delle ondate di calore, quelle appena trascorse e quella in arrivo, e il loro impatto politico”, osserva Michele Serra su la Repubblica.
“Emotività alle stelle e toni molto gravi sui media vecchi e nuovi, con un florilegio angosciante di statistiche spietate.
Nessun rilievo evidente nell’agenda dei governi, né si ha notizia di un solo Parlamento al mondo che si sia mobilitato d’urgenza per discutere il da farsi.
In tutto il mondo, del resto, avanza e in molti Paesi governa la destra negazionista, il cui campione è Donald Trump, che nega risolutamente il problema e considera ininfluenti, o faziosi, non si capisce per quale ragione, le migliaia di studi scientifici sul ruolo ormai accertato delle attività umane nel cambiamento climatico.
Perché mai l’uomo dovrebbe farsi delle domande, se non ha alcuna responsabilità in ciò che sta accadendo?
Al di là di questa constatazione — più vince la destra, meno ci si preoccupa del clima: sintesi brutale, ma suffragata dai fatti e dalle parole —, il tragico sospetto è che il cambiamento delle abitudini di vita richiesto dall’emergenza sia così radicale e così impopolare che nessuna classe dirigente al mondo avrebbe il coraggio e la forza di proporlo.
E così si va avanti a vista, facendo finta di niente, sperando che, sì, effettivamente l’allarme sia esagerato.
Che cosa vuoi che incida un condizionatore a 20 gradi, temperatura media degli ambienti interni americani in estate?
Laggiù sono climatizzati anche gli stadi da ottantamila posti.
Che cosa vuoi che sia una centrale a carbone in più o in meno?
Per molti vale ancora l’idea che sarà il buon Dio a provvedere.
E chi non confida nel buon Dio può sempre affidarsi a quella divinità minore, e però potentissima, che è il fatalismo.
Il fatalismo precede la scoperta di Dio nella cronologia delle superstizioni”.








