Nella partita Montepaschi sono scesi in campo i due grandi gruppi imprenditoriali che negli ultimi tre anni hanno cercato di influenzare la governance dell’ex salotto finanziario del Nord che da Mediobanca arriva fino a Generali.
Quello della famiglia Del Vecchio, che opera tramite la holding lussemburghese Delfin, e quello del costruttore romano Francesco Gaetano Caltagirone, che ha in Fgc la principale cassaforte societaria.
Sollecitati dal Tesoro, sia Caltagirone sia Delfin hanno sborsato a testa 252 milioni di euro (considerando anche il premio del 5% sulla chiusura di mercoledì) per mettere in portafoglio ognuno il 3,5% di Rocca Salimbeni, un valore che dopo l’exploit di ieri del titolo Mps si è già rivalutato di una ventina di milioni (a 271,4 milioni).
Un copione che, spalmato negli anni, si ripete per entrambi i gruppi imprenditoriali in tutti gli investimenti effettuati nelle banche e nelle assicurazioni italiane.
Oltre al Monte, scrive MF-Milano Finanza, Caltagirone ha in portafoglio il 7,66% di Mediobanca, più del 7% di Generali, il 2% di Banco Bpm e il 3,46% di Anima Holding.
Queste ultime due partecipazioni sono state costruite negli ultimi due anni.
Alle quotazioni di ieri la scommessa dell’imprenditore capitolino nel sistema finanziario nazionale vale 6,74 miliardi.
Maggiore invece il valore dei pacchetti azionari nell’ex foresta pietrificata e nel Leone in tasca alla famiglia Del Vecchio.
Oltre al 3,5% di Mps negli attivi di Delfin ci sono il 2,6% di Unicredit (quota che fa della holding guidata da Francesco Milleri il primo socio italiano della banca di Andrea Orcel), il 9,9% di Generali e – secondo quanto depositato da Delfin a fine ottobre nell’assemblea di Piazzetta Cuccia – il 19,8% di Mediobanca.
Sempre ai corsi di ieri, l’investimento complessivo della dinastia degli occhiali nel sistema finanziario tricolore vale 8,41 miliardi.
In tutto, la scommessa di Caltagirone e degli otto azionisti Delfin nell’architrave finanziaria del Paese ammonta a 15,15 miliardi.
Se alle due famiglie industriali poi si aggiungono anche gli ex alleati Benetton, che nel 2022 si schierarono con gli altri soci industriali nella grande battaglia di Trieste per la governance del Leone, l’investimento complessivo delle tre dinastie arriva a 17,36 miliardi.
Come i Del Vecchio e Caltagirone, i Benetton hanno in portafoglio pacchetti importanti di Generali (4,83%) e Mediobanca (2,2%) e anche a Ponzano Veneto la plusvalenza potenziale è di centinaia di milioni (oltre 600).
Al di là dei futuri ritorni, Delfin ha giustificato l’ingresso nella partita senese – blitz che non ha certo fatto piacere a Unicredit – come un’operazione conforme allo spirito del fondatore Leonardo Del Vecchio per rafforzare gli asset italiani e l’infrastruttura finanziaria del Paese.
È lo stesso principio che ha ispirato l’ingresso in forze del patron di Luxottica nell’ex salotto finanziario del Nord.
E, secondo molti, lì si ritornerà: nel mirino di Delfin e di Caltagirone ci sono sempre Mediobanca e Generali.








