La riforma della Giustizia? Avevamo altre aspettative. Lo dichiara il presidente dell’Unione delle Camere penali, Gian Domenico Caiazza e spiega «il lavoro della commissione Lattanzi, che era molto più vicino alle nostre aspettative, è stato fortemente ridimensionato e riscritto in senso peggiorativo per le ragioni di mediazione politica che tutti conosciamo».
«Detto questo» continua «è innegabile che si tratti di una riforma che segna un drastico cambio di passo rispetto all’epoca del populismo di Bonafede. E non a caso ciò ha determinato, e tuttora determina, la reazione rabbiosa sia della magistratura associata sia dei corifei mediatici e politici del giustizialismo nostrano», afferma in un’intervista a Il Riformista.
«La magistratura torna alla carica e vuole mettere mano all’improcedibilità, non paga di aver condizionato e concorso a far riscrivere anche con profili di incostituzionalità la norma sulla prescrizione, mediante la diffusione di notizie false e allarmistiche sulla pretesa insufficienza del termine di tre anni per celebrare in appello processi di mafia» sottolinea. «Esiste un potere giudiziario che utilizzando una certa capacità di ricatto politico sul tema del contrasto alla criminalità organizzata interviene indebitamente sulla libera determinazione di governo e Parlamento» conclude Caiazza.
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