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Buia (Ance): «Vogliamo regole semplici, non commissari. Oggi occorrono 16 anni per realizzare un’opera pubblica»

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“Come ben sa, Presidente il nostro settore è in crisi da 12 anni. Siamo l’unico settore che ancora non è uscito dalla crisi del 2008: perché? Questo arresto della produzione dovuto al lockdown rischia di dare la mazzata finale alle nostre imprese”.

Ad affermarlo al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, è il presidente  dell’Ance Gabriele Buia nel corso degli Stati generali a Villa Pamphilj evidenziando come “oltre 60.000 imprese del settore (Cerved)  e 300.000 lavoratori sono a rischio nei prossimi mesi (oltre alle   130.000 già perse in 10 anni di crisi)”.        

Per uscire da questa situazione, spiega, “bisogna aver la forza di  dire basta! Basta ai 16 anni per realizzare un’opera pubblica strategica e ai 4/5 anni per le più semplici opere di manutenzione, a cominciare dalle scuole, e di messa in sicurezza del territorio”.

“Tempi inaccettabili! Basta agli 11 passaggi autorizzativi, ogni anno, per   approvare contratti di programma che rimangono così libri dei sogni.   (2 anni e mezzo e 14 miliardi bloccati solo per quello di Rfi). Basta al gioco dell’oca che fa sempre ripartire le opere dal Via quando cambia la politica”.

” Ci sono 130 mld nelle casse dello stato inutilizzati: se li investiamo nelle infrastrutture possiamo contribuire a creare 2 milioni di posti di lavoro! (Rapporto 1 a 3 effetti economici degli investimenti nel settore, per effetto della   lunga filiera)”.

“Non ci sono però solo le opere strategiche ma anche quelle urgenti per la manutenzione del territorio, abbandonata da 10 anni. Non abbiamo bisogno di distinzioni o ‘mercati’ separati”.        

Due mesi fa, sottolinea Buia, “le abbiamo consegnato un progetto concreto per spendere subito tutte le risorse ferme nei cassetti dell’amministrazione pubblica: un Piano Marshall per l’Italia. Un Piano che consente di dare risorse a tutti i Comuni per realizzare i   loro progetti”.

Per il presidente di Ance, bisogna tagliare “i veri tempi morti e le procedure a monte della gara. Vincoli, sovrapposizioni che bloccano la spesa. Ma la gara deve rimanere centrale per assicurare trasparenza e concorrenza, che sono la garanzia per Pa, imprese e cittadini”.

Per Buia, inoltre, “dobbiamo snellire al più presto il Codice appalti, la cui revisione è un’eterna incompiuta. Dobbiamo ripristinare le regole. Non possiamo continuare a nominare commissari ogni volta che si vuole completare un’opera perché questo rappresenta un fallimento delle regole, un fallimento dello Stato. Vogliamo regole semplici, non Commissari per fare le cose ordinarie”.

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