Il futuro Rai è nella democratizzazione della tecnologia, che deve essere «al servizio dei cittadini e della società», in modo tale da «creare valore pubblico». Queste le parole di Francesca Bria, componente del CdA della Rai, guidata da Carlo Fuortes.
«È interesse di tutti avere una Rai più aperta al merito, al talento, alle donne e ai giovani. Siamo in uno snodo decisivo. Stiamo affrontando una doppia transizione ecologica e digitale, se vogliamo che il risultato di questi passaggi sia un Paese più inclusivo dobbiamo avere un servizio pubblico che faccia da motore» aggiunge in un’intervista a La Stampa.
«Abbiamo ricevuto un mandato forte e impegnativo che dovrà garantire maggiore cultura dell’indipendenza» spiega. «Significa essere ritenuti autorevoli e imparziali dal pubblico. La politica deve indicare le sfide del futuro senza entrare in maniera invadente nelle scelte dell’azienda, che devono valorizzare la competenza, la questione di genere e quella generazionale. Credo sia possibile e necessario».
C’è «da lavorare, ma è evidente che questa è una nuova stagione». I membri del CdA «oggi vengono indicati dal Parlamento, è la legge. E la mia nomina esce dalla mia area culturale di riferimento, il centrosinistra. Ma se il Pd avesse voluto una persona che obbedisce a ordini di partito» sottolinea «avrebbe scelto qualcun altro».
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