Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Bluff e contro bluff sugli accordi di pace tra Israele e Gaza | L’analisi di Ettore Sequi

“Quanto accade in queste ore tra Gaza, Il Cairo e Tel Aviv, ricorda una partita di poker in cui i giocatori hanno una mano debole e per questo ricorrono in modo spericolato a bluff e contro bluff”. Lo scrive Ettore Sequi sulla Stampa osservando come “nel giro di pochi giorni il governo israeliano ha intimato a 100 mila civili palestinesi di allontanarsi da Rafah in previsione di una campagna militare in quell’area; Hamas ha ‘accettato’ una proposta negoziale che Tel Aviv avrebbe certamente respinto; Israele ha appena avviato a Rafah un’operazione per ora limitata.

Al netto degli scambi di accuse tra Hamas e Israele, quanto sta avvenendo non deve sorprendere in un contesto, come quello mediorientale, in cui la realtà non è sempre quella che appare.  Per gli Stati Uniti è cruciale far sì che si arrivi a una intesa negoziale. Biden, a pochi mesi dalle elezioni presidenziali, si è trovato nella tempesta perfetta: aggravamento della guerra in Ucraina; guerra a Gaza; crisi nel Mar Rosso. Non potendo influire in maniera decisiva sulle altre crisi – sottolinea Sequi – gioca le sue fiches sul raggiungimento di un’intesa negoziale a Gaza.

A tal fine utilizza due strumenti nei confronti di Israele: la leva degli aiuti militari di cui potrebbe considerare la sospensione, in caso di operazioni su larga scala a Gaza, con tutte le possibili implicazioni umanitarie, e la facilitazione di un’intesa tra Israele e Arabia Saudita. Non sappiamo se Netanyahu si convincerà ad accettare un cessate il fuoco, e in che termini, considerato che la sua sopravvivenza politica dipende in buona parte dalla tenuta dell’alleanza con l’ultra destra, di cui è ostaggio, e che ha più volte minacciato di far cadere il governo qualora non si realizzi una massiccia operazione a Rafah o se il primo ministro acconsentirà ad accordi ‘inaccettabili’.

Di certo le operazioni a Rafah, di natura chirurgica e per ora non massiccia, hanno il sapore di uno scambio militare-diplomatico. Sono il tentativo di fare pressioni su Hamas per indurla ad accettare le proposte originarie. Ciò potrà, non per molto, dar ancora spazio ai tentativi di mediazione del Qatar, ma soprattutto dell’Egitto, particolarmente preoccupato per la possibilità di esodi di massa nel Sinai di palestinesi in fuga da eventuali operazioni militari su larga scala a Rafah. Il sentiero – conclude – è stretto e tortuoso ma non senza via d’uscita”.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.