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Patrizio Bianchi (ministro Istruzione): «La scuola è un luogo di relazioni, senza Green pass non si entra»

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La scuola è un luogo di relazioni, senza Green pass non si entra. È chiara la posizione del ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi «chi ha il Green pass può andare a scuola, chi non ce l’ha perché ha rifiutato il vaccino per scelta, sarà considerato assente ingiustificato e dal quinto giorno verrà sospeso, senza ricevere lo stipendio».

«È difficile pensare di assegnare a queste persone altre mansioni», ma non risulta realistico neanche «lasciarli a casa con lo stipendio: sarebbe irrispettoso per coloro che hanno avuto la responsabilità di immunizzarsi e si sono presentati al lavoro anche in condizioni difficili».

«Detto questo, ricordo che nessun settore della nostra società ha aderito in maniera così massiccia alla campagna vaccinale come gli insegnanti e il personale scolastico. Voglio ringraziarli. Siamo quasi al 90% con alcune regioni come Campania, Puglia e Friuli dove la quasi totalità dei docenti è vaccinata», afferma in un’intervista a Famiglia Cristiana.

«Stiamo lavorando tutti insieme con grande impegno per assicurare un anno in presenza a tutti i nostri studenti ma non parlerei di ritorno alla normalità, perché la scuola che noi consideriamo “normale” quella del pre-pandemia, lasciava indietro molte persone. Io non voglio tornare a quella “normalità” ma avere una scuola che non lasci indietro nessuno e per questo occorrono le riforme, alcune delle quali già avviate, e le risorse del Pnrr».

«Il nostro obiettivo è assicurare il benessere psicofisico dei ragazzi per i quali è necessaria la socialità dopo un periodo difficile. Però non partiamo da zero, in questi mesi abbiamo lavorato costantemente. Da febbraio, quando il Governo si è insediato, ci siamo ritrovati sotto una nuova ondata. Gli studenti delle scuole dell’infanzia e primaria sono rimasti sempre in presenza, mentre quelli della secondaria sono tornati in classe appena possibile, dopo Pasqua. Abbiamo svolto gli esami in presenza per 1 milione e 200 mila ragazzi, mentre con il “Piano estate” sono rimaste aperte circa 7.100 scuole su 8.000».

«Per questo, ringrazio i presidi e tutto il personale perché tenere aperte le scuole, soprattutto al Sud, è stato un gesto di grande generosità umana e istituzionale. Sono stati finanziati più di 32 mila progetti, dai corsi di lingua ai laboratori creativi, con risorse stanziate in particolare per le zone più difficili. Il mio bilancio è positivo perché c’è stata una risposta entusiasta degli istituti e dei territori e perché comincia a prefigurarsi un modello di scuola che noi dobbiamo proiettare nel futuro: ricca di laboratori e di attività come l’educazione civica, lo sport, l’informatica e con nuovi modelli didattici».

Inoltre «nel decreto-legge d’inizio agosto, condiviso con le Regioni, abbiamo affrontato in maniera chiara e trasparente anche questo tema riconoscendo ai presidenti delle Regioni e ai sindaci il loro ruolo di autorità sanitaria. Se ci sarà un focolaio in un istituto, il presidente o il sindaco potranno isolare quella scuola o aree specifiche ma non possono intervenire in tutto il Comune o la regione imponendo chiusure a tutti. Dobbiamo evitare che a causa di una scuola, tutti gli studenti tornino in Dad».

Infine, sottolinea che occorre «intervenire con un lavoro di ricucitura sulla secondaria di primo grado e sul biennio delle superiori perché è qui che si concentra gran parte della dispersione scolastica. I dati Invalsi evidenziano anche una dispersione “implicita” di chi arriva al termine del ciclo di studi e non ha le competenze sufficienti, avverto un senso di profondo scollamento tra la realtà del nostro Paese, che come sempre è un Paese che sperimenta, generoso, che riesce a trovare nella presenza sul territorio una grande forza di rilancio».

«La rappresentazione che ne stiamo dando è quella di un Paese diviso, conflittuale, attaccato al dettaglio che diventa pretesto per innescare nuovi scontri. Andando nelle scuole e nei territori vedo una grande voglia di ripartire insieme. In questo credo siano fondamentali le famiglie. Nella sua realtà concreta, l’Italia è più solidale e capace di innovare di quanto noi la rappresentiamo».

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