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“Bene lo Stato azionista dentro le imprese, ma per fare sviluppo e non per ripianare i debiti”

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“Questo periodo che stiamo attraversando è davvero un grande acceleratore. Bisogna accelerare sugli investimenti perché’ ce n’e’ bisogno e poi perché sono un’ottima leva per fare ripartire l’economia. Le imprese non devono avere paura ma trovare una motivazione in più”.

Così Francesco Starace, amministratore delegato di Enel, nel corso dell’evento “Gli anticorpi del futuro” organizzato da Il Foglio.

“Nessuna impresa – ha continuato – lavora da sola, tutte lavorano con un ecosistema di aziende. Pensare che le piccole e medie imprese riescano a sopravvivere all’attraversamento del deserto del lockdown e ritrovarle come le abbiamo lasciate e’ un’illusione”. 

“L’Italia ha scoperto più virtu’ di vizi, in questi mesi. Ha scoperto di essere disciplinata, ordinata e coesa, ha imparato che ha un sistema sanitario che ha tenuto e una struttura amministrativa che ha reagito. L’Italia ha avuto la possibilità di rendersi cosciente dei suoi punti di forza. Ha trovato chiaramente un punto di debolezza nel fatto che si e’ scoperta dipendente dal resto del mondo più di quanto forse pensava di essere”.

Rispondendo a una domanda sull’ingresso dello Stato nell’economia, Starace ha affermato: “Non e’ un tema solo italiano. Il tema è: che cosa serve a un’azienda? Serve un azionista di riferimento solido che non voglia soltanto profitti a breve termine e cerchi di favorire la crescita intelligente dell’azienda. Se lo Stato e’ in grado di svolgere un ruolo di questo tipo, come ha fatto nel tempo nel caso dell’Enel, non c’e’ nessun problema. Anzi, probabilmente sarebbe una buona idea. Che lo Stato si assuma i debiti delle aziende sulle sue spalle, l’abbiamo già visto in passato. Non ha mai funzionato bene”.

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