Le reti e la digitalizzazione sono l’altro grande pilastro del welfare insieme alla sanità.
Lo scrive Leonardo Becchetti su Avvenire: “Le grandi crisi rappresentano stress test terribilmente impegnativi che mettono alla prova e fanno saltare i punti deboli dei modelli di sviluppo e di convivenza sociale. In questa crisi da coronavirus abbiamo potuto verificare, e continuiamo a farlo, sia i limiti di capacità delle grandi strutture per l’emergenza (e dei letti di terapia intensiva) sia la loro fragilità e insufficienza. Se la sanità si fonda sul solo pilastro ospedaliero il rischio che questo finisca rapidamente sotto stress per eccesso di afflussi aumenta. Queste vicende ci suggeriscono con forza che la sanità e l’assistenza hanno bisogno di un secondo pilastro fatto di assistenza decentralizzata e diffusa sul territorio che eviti il più possibile l’intasamento del primo”.
“La chiave di questo secondo tipo d’intervento è la relazione fatta di cura e accompagnamento, costruita su progetti personalizzati. Nel campo del budget di salute esperienze pionieristiche in diverse regioni del Paese testimoniano come équipe di accompagnamento per la disabilità psichica con progetti personalizzati che reinseriscono il beneficiario in un circuito generativo attraverso esperienze di agricoltura sociale hanno notevole efficacia e riescono anche a realizzare dei risparmi di costo rispetto all’alternativa della degenza in grandi strutture”.
“Riconoscere l’altro e il suo bisogno, prendersene cura e accompagnarlo e, ove possibile, stimolare in lui l’avvio di un percorso in cui lui stesso diventa generatore e accompagnatore è il segreto del successo dell’impegno verso gli “ultimi” e gli ‘scartati’. Da qualunque punto partiamo per affrontare i grandi nodi e temi della vita finiamo sempre per scoprire che il segreto della loro soluzione sta nella scoperta salvifica e nell’attivazione di relazioni sane. È arrivato il momento che anche l’economia e soprattutto il Welfare faccia tesoro sempre più di questa grande verità”.
“Tecnologia, economie di scala, efficienza sono e saranno sempre importanti per rinforzare il primo pilastro del welfare, quello della sanità ospedaliera, l’unico che può affrontare con successo la fase acuta di una malattia. Ma la costruzione di reti di cooperazione decentrate, territorialmente diffuse che attivano relazioni e fanno leva sui legami di comunità è un complemento necessario la cui grande potenza stiamo solo ora iniziando a scoprire”.
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