I rischi geopolitici per guerre e dazi sono sempre lì, pronti a provocare sconquassi e volatilità e l’alto debito pubblico è un peso ma la frenata dell’inflazione e la riduzione dei tassi mantengono l’Italia, le sue famiglie e le sue imprese stabili o in miglioramento dal punto di vista finanziario. Anche l’economia, in crescita modesta, dovrebbe beneficiare del nuovo corso della Bce.
La Banca d’Italia, nel suo rapporto sulla stabilità finanziaria, non nasconde i timori per eventi improvvisi e l’andamento dell’economia globale, europeo e nazionale che si mantiene fiacco. Nel nostro paese il Pil in rallentamento e l’alto debito pubblico rende il quadro macroeconomico ancora fragile con una debolezza dell’industria. Non è ancora possibile poi quantificare l’effetto di dazi da parte della prossima amministrazione Trump visto che mancano i dettagli.
La lotta vinta dalla Bce all’inflazione comunque ha portato i suoi benefici negli ultimi mesi non solo alle banche, tramite aumento dei margini e quindi degli utili, ma anche alle famiglie italiane (spesso indebitate a tasso fisso) le quali hanno così visto risalire il loro potere di acquisto. A spingere il reddito disponibile è arrivato anche il rinnovo di alcuni contratti di categoria e il generale aumento dell’occupazione. Elementi che fanno ben sperare per il 2025. L’istituto centrale stima una diminuzione della vulnerabilità finanziaria delle famiglie mentre sarà stabile la percentuale di nuclei finanziariamente fragili all’1,5 per cento.
Sempre sulle famiglie l’attenzione della Banca è su un aspetto dei loro portafogli. Negli ultimi anni è cresciuto molto l’investimento nei certificates, strumenti finanziari derivati e cartolarizzati proposti dalle banche e dagli intermediari che rappresentano il 12 per cento dei titoli di debito detenuti dalle famiglie per 56 miliardi di euro contro i 44 del 2023, una quota seconda solo ai titoli di stato. Si tratta di strumenti complessi che sono proliferati e che possono portare a “perdite gravi” anche se esistono pure alcuni che garantiscono il capitale a scapito del rendimento.
La riduzione dei tassi avviata dalla Bce porterà poi un sollievo alle imprese che in questi anni hanno sopportato costi alti di finanziamento i quali, uniti alla crescita debole, stanno causando una ripresa delle insolvenze e dei crediti deteriorati. Aumenti che tuttavia gli esperti di Via Nazionale, stimano gestibile da parte delle banche che avranno buoni utili anche per il prossimo futuro. Queste infatti dopo i forti utili del 2023 e 2024 vedranno una redditività in calo per i prossimi due anni: il margine si comprimerà per via del calo dei tassi e di costo della raccolta più cari ma resterà sempre ben al di sopra delle media degli anni scorsi.








