Augusto Minzolini sul Giornale parla di occasione storica per la riforma della giustizia: “Per una volta nella Seconda Repubblica un esponente riferibile al centrodestra, in questo caso Fabio Pinelli indicato dalla Lega, è diventate vicepresidente del Csm. Non era mai successo, come per il Presidente della Repubblica, neppure durante i governi di Silvio Berlusconi.
È caduto, quindi – scrive Minzolini – un mezzo tabù, a dimostrazione che gli equilibri nella magistratura e in Parlamento sono favorevoli ad una grande riforma della giustizia.
Ci sarebbe quasi da riprendere il titolo di un romanzo di Primo Levi, spesso evocato a sinistra: «Se non ora, quando?».
Già le circostanze hanno dato a questa maggioranza di governo un’occasione imperdibile. Anche perché pure un pezzo dell’opposizione è interessato a cambiare in meglio, ad «aggiustare», per dirla in questo modo, la nostra giustizia: ieri, quasi contemporaneamente, sia il Terzo Polo, sia Forza Italia hanno messo in agenda uno dei punti cardine della riforma, cioè la separazione delle carriere tra giudici e Pm.
Inoltre – prosegue il direttore – c’è un Guardasigilli come Carlo Nordio, che ha alle spalle una lunga carriera da pubblico ministero e che conosce bene per esperienza personale le magagne inique e perverse del nostro sistema giudiziario.
Né manca di coraggio, visto il duello che ha ingaggiato con i giustizialisti, in toga e «non», sulle regole delle intercettazioni.
Non riuscire in queste condizioni – per alcuni versi irripetibili – sarebbe una pesante sconfitta. Più l’occasione è grande, infatti, e più, in caso di insuccesso, le conseguenze sarebbero gravi per la coalizione.
È il risvolto della medaglia. Anche perché la partita si gioca tutta in casa. Certo la sinistra massimalista e il grillismo di ritorno tenteranno di innalzare barricate, lo stanno già facendo.
Ma è inutile dire che sono tutti motivi in più per condurre in porto una riforma che deve impedire, innanzitutto, l’uso politico della giustizia, cioè la grave patologia di cui è affetto il nostro sistema da decenni. Un’impresa – conclude – che per riuscire ha bisogno innanzitutto di una maggioranza coesa”.
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