Con un po’ di affascinante mistero – scrive MF-DJ – è arrivata la fase due dell’Armani affaire. Nei giorni scorsi era scattato ufficialmente il toto nomi per quella joint venture tutta italiana tratteggiata da un uomo abituato a creare terremoti nel mondo della moda, Giorgio Armani. E con le sue parole alla stampa internazionale ancora una volta ha lasciato il segno.
Ma ecco che quella rosa dipinta dagli addetti ai lavori e dal mondo a cavallo tra moda e finanza ha incominciato a perdere qualche petalo. Gli esperti di mercato avevano infatti forgiato un primo trio di possibili partner in questa avventura. Remo Ruffini e la sua Moncler. Renzo Rosso con Otb. E recente new entry nel panorama lusso, Exor della famiglia Agnelli.
Se Moncler, contattata in merito, si è dichiarata estranea ai rumors, un portavoce di Otb ha invece spiegato a MFF come «sarebbe un sogno ma è un’operazione fuori dalla nostra portata». Exor? Unavailable for comment.
Sono state le affermazioni dello stesso Giorgio Armani a riaccendere i riflettori sul futuro della fashion house milanese, da sempre simbolo della moda e dello stile made in Italy. «Si potrebbe pensare alla liaison con un’importante azienda italiana» e non necessariamente una fashion company. Rimanere indipendente non è «so strictly necessary».
Parola del designer, che aveva confermato anche di aver pianificato di passare la maggior parte del business alla sua famiglia, ai tre nipoti Roberta e Silvana Armani, Andrea Camerana e a Leo Dell’Orco, suo storico luogotenente. Mancando solo «chi dice sì o no. Ancora non c’è il boss».
Si tratta quindi di dettagli aggiuntivi riguardo quell’Armani pensiero che da sempre fa fermare il mondo della moda, tenendo col fiato sospeso ma anche sottolineando come l’idea del domani sia prioritaria.
Un nuovo tassello, confermando quel filo logico recentemente anticipato anche in un’intervista esclusiva a MFF. Come procede il lavoro sulla Fondazione Armani? Quale sarà il suo ruolo nel definire il futuro del gruppo? «È un lavoro che non pubblicizziamo, ma che porto avanti alacremente perché il futuro del gruppo è tutto lì e mi voglio assicurare che sia continuo», aveva spiegato lo stesso Giorgio Armani.
«La Borsa per ora non è fra i miei programmi», aveva aggiunto il creativo, «se nascerà mai una holding del lusso italiana? L’individualismo è nel nostro Dna, e, a mio avviso, va bene così. Ma comunque i tempi sono molto diversi rispetto a una volta e non si sa mai».
I semi di una riflessione erano stati piantati ed è interessante vedere quel parallelismo che si crea in modo naturale tra la visione del designer e in generale della moda italiana: la scelta dell’uno anticipa la rivoluzione, diventa quasi un trend per l’altra.
Perché all’orizzonte del fashion system italiano qualcosa in effetti sta accadendo e a questo punto inizia la riflessione su chi potrebbe essere un degno complice per un’eventuale joint venture sotto la bandiera tricolore. Gli addetti ai lavori hanno già decretato alcune scommesse, partendo dalle ultime operazioni. Ma in questo caso le dimensioni contano, dato che il gruppo di Giorgio Armani rappresenta un vero impero.
Se è pur vero che molti fondi italiani sono in fermento, alcuni nomi della rosa si autoescluderebbero in maniera automatica per un problema di grandezza. Dimensioni che non sarebbero certo un problema per la Exor, la holding della famiglia Agnelli si è appena aggiudicata il 24% del brand di calzature Christian Louboutin, valutandolo oltre 2 miliardi. Questa rappresenta la sua seconda incursione fashion in pochi mesi, dopo l’operazione conclusa a dicembre investendo 80 milioni di euro con Herme’s in Shang Xia, label di lusso cinese.
Molti nella comunità finanziaria hanno iniziato a sognare un nuovo polo del lusso italiano guidato dagli Elkann. Ma fonti vicine all’operazione contattate in quel momento da MFF si erano affrettate a smorzare gli entusiasmi, sostenendo che si trattasse solo di una buona opportunità di investimento.
Certo è che Exor, che rappresenta uno dei principali poli a livello europeo con quote di maggioranza in realtà tra cui Ferrari, Fiat Chrysler automobiles, Cnh Industrial e Juventus, per risorse e profilo sembrerebbe un nome più che adatto.
Lo stesso Armani parlava di un gruppo non necessariamente fashion company. Senza dimenticare che Giorgio Armani ha appena firmato un accordo pluriennale con la casa automobilistica del cavallino per la sponsorizzazione e la fornitura del guardaroba formale e travelwear per il management, i piloti e il team tecnico. Sicuramente, se mai si dovesse avverare questa operazione, sancirebbe la nascita di una nuova dinastia del Made in Italy.
Due incursioni fashion in tre mesi. La moda sembra fare tendenza per Exor, la finanziaria della famiglia Agnelli. Che ha aspettato la fine del 2020 per debuttare nell’universo del ready to wear, investendo (appena) 80 milioni di euro con Herme’s in Shang Xia, label di lusso cinese. Di tutt’altra portata l’operazione chiusa un mese fa con Christian Louboutin, che vede la holding versare 541 milioni di euro diventando azionista al 24%, valutando la label oltre 2 miliardi.
Il perfezionamento dell’operazione è previsto nel secondo trimestre del 2021 e contestualmente faranno il loro ingresso nel board due rappresentanti della holding. «Nel corso di questi anni ho potuto ammirare il talento di Christian. Oggi siamo molto felici di unirci a lui, a Bruno e alla sua fantastica squadra», ha commentato John Elkann, presidente e amministratore delegato di Exor.
L’acquisizione di Armani, qualora venisse confermata, potrebbe essere il sigillo per la nascita di un grande polo del lusso Made in Italy. Una coincidenza significativa risale a poche settimane fa. Sarà Giorgio Armani, infatti, a vestire la scuderia Ferrari. La maison dello stilista italiano ha firmato un accordo pluriennale con la casa automobilistica del cavallino per la sponsorizzazione e la fornitura del guardaroba formale e travelwear per il management, i piloti e il team tecnico.
La nuova uniforme sarà indossata dalla scuderia italiana in occasione degli eventi ufficiali e dei trasferimenti nell’ambito dei gran premi di Formula 1, a partire da quest’anno. «Oggi più che mai bisogna fare sistema, promuovere l’eccellenza italiana in un dialogo tra le diverse aree e discipline. Ferrari è un riconosciuto simbolo dell’Italia nel mondo e sono orgoglioso di questa collaborazione», ha dichiarato Giorgio Armani.








