Per Antonio Polito l’Italia non sta facendo «whatever it takes» per uscire da questa tragedia, così come ha spiegato nel suo editoriale sul Corriere della Sera.
Le motivazioni sono molteplici, a partire da una mancanza di visione che il Paese paga da troppo tempo, e che la pandemia ha soltanto rimarcato.
«Il primo riguarda le risorse mobilitate. Spendiamo molto per rincorrere l’epidemia. Ma investiamo troppo poco per anticiparla. Non è questione di sfortuna, e neanche solo di comportamenti individuali: è questione di risorse e di organizzazione. D’altra parte su tutto il territorio nazionale la medicina territoriale e l’assistenza domiciliare non hanno retto neanche alla seconda ondata. Gli ospedali sono al limite ovunque, medici e infermieri allo stremo. L’Italia non sta facendo tutto quello che serve. E la differenza, sul lungo periodo, si calcola purtroppo in sofferenze e vite umane».
La sensazione di Polito è chiara: non si è fatto nemmeno il minimo di quello che c’era da fare. Esempio ne è il comportamento della classe politica, a partire dalla situazione del Mes.
«Se i soldi del Mes non ci servono, come è stato autorevolmente dichiarato, per la Sanità ce ne servono comunque molti, e presto. L’altra domanda riguarda le forze politiche: stanno facendo tutto ciò che possono per mettere le loro idee e il loro consenso al servizio dell’unica cosa che oggi conti, e cioè salvare la nazione nell’ora del massimo pericolo? La risposta deve essere di nuovo no. Due settimane fa, su queste colonne, lanciammo un appello all’unità rivolto alla maggioranza e all’opposizione: nelle forme più sagge e realistiche, smettetela di litigare sul resto (che si può anche mettere in archivio per un po’) e lavorate fianco a fianco contro il Covid nell’interesse nazionale».
L’appello di Polito sembra aver raccolto tiepidi consigli soltanto da due parti: Forza Italia e Partito Democratico.
«Una disponibilità effettiva – conclude Polito – è finora venuta solo da due parti: Berlusconi e Forza Italia da un lato, che si sono offerti di partecipare alla stesura della legge di Bilancio per non far mancare l’ossigeno all’economia del Paese; Zingaretti e Bettini per il Pd dall’altro, che si sono subito espressi per raccogliere questa disponibilità e renderla operativa. Per il resto, silenzio. Silenzio dal presidente Conte, innanzitutto. Strano, perché il premier dovrebbe essere il più interessato a raccogliere una tale offerta, che rafforzerebbe la sua situazione in Parlamento e nel Paese. La cosa singolare è che alla sdegnosa incompatibilità reciproca sbandierata dall’una parte e dall’altra, che impedirebbe l’unità di azione, non corrisponde affatto, oppure non corrisponde più, un vero conflitto sui contenuti».








