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Antonino Galletti (presidente Ordine degli Avvocati di Roma): «La politica ha abbandonato ai capi degli uffici giudiziari la gestione delle criticità della pandemia»

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Antonino Galletti, presidente dell’Ordine degli avvocati della Capitale, è intervenuto in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario alla Corte d’Appello di Roma.

«La gestione dell’emergenza sanitaria e della pandemia, ancora purtroppo in atto, ha determinato le conseguenze che noi tutti conosciamo per certi versi inevitabili, soprattutto nella fase più acuta, ma per altri versi aggravate da una politica miope che ha abbandonato ai soli capi degli uffici giudiziari la gestione delle criticità».

Una situazione che ha prodotto «tante prassi virtuose, ma anche provvedimenti organizzativi e linea guida unilaterali e disarticolati, non coordinati, frutto di continui interventi e rimaneggiamenti e, soprattutto, diversi tra i vari uffici».

Una denuncia, quella di Galletti, già nota fin dalla primavera. «In primavera, avevo “pesato” ben 10 kilogrammi di linee guida. Se dovessi ripetere l’operazione oggi certamente il peso non sarebbe diminuito, ma addirittura raddoppiato. Se l’operazione fosse eseguita a livello nazionale, occorrerebbe probabilmente un intero vagone ferroviario per raccogliere e trasportare, magari dinanzi Ministero, i provvedimenti organizzativi e le linee guida, tutti certamente assunti con intenti lodevoli, ma che in concreto hanno penalizzato l’esercizio della nostra attività professionale ed hanno pesato come macigni sulla tutela dei diritti e delle libertà dei nostri assistiti».

«Non resta, dunque, al riguardo che confidare nel fatto che l’attuale o il prossimo Ministro raccolga l’accorato appello degli avvocati, costretti a reiterarlo anche in questa autorevole sede, e si assuma la responsabilità politica di scrivere finalmente linee guida generali di portata nazionale come si conviene all’esercizio della giurisdizione, che non può certo proseguire sul territorio nazionale a macchia di leopardo, in una sorta di federalismo giudiziario impazzito», ha concluso il presidente dell’Ordine di Roma.

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