«Se continueremo a vaccinare a ritmo elevato e se tutti insieme daremo il nostro contributo rispettando le regole, ne usciremo fuori anche se la situazione ora è sdrucciolevole». Lo afferma Anna Teresa Palamara, docente di Microbiologia alla Sapienza di Roma e presidente del Collegio dei microbiologi, intervistata da Margherita De Bac per il Corriere della Sera.
«Siamo ancora alle prese con una montagna di casi di contagio – afferma Palamara -. Fra positivi e ricoverati in ospedale, in Italia sono 450 mila le persone con l’infezione, dunque in grado di contagiare. La curva e l’incidenza decrescono molto lentamente e fino a quando non vedremo la curva in netto declino dovremo mantenere alta l’attenzione».
Bisognava rinviare le riaperture? «Non si poteva rinviare ancora. Serve molta responsabilità. Non è un appello così, tanto per dire». Le varianti però danno filo da torcere. «Erano attese. Il virus che si è diffuso in Europa lo scorso anno non era lo stesso di Wuhan. Nuove varianti continueranno a emergere ma non tutte saranno rilevanti ai fini della diffusione o della severità della malattia. Lo studio dei virus ci dice che non hanno interesse a diventare più patogeni e letali. Il loro scopo è sopravvivere il più a lungo possibile negli esseri viventi. Quindi a loro basta conservare la capacità di trasmettersi».
La variante indiana ha messo a terra un Paese e velocemente è arrivato in Europa. Come fermare le «cugine» del Sars-CoV-2? «Quasi impossibile a meno di non imporre il blocco degli spostamenti a livello internazionale. Dunque si deve puntare sulla tempestività dei sequenziamenti del genoma e sulla segnalazione di nuove varianti, oltreché sugli interventi di tracciamento dei contatti. Impedire a un agente infettivo di superare le frontiere è un’utopia».
«L’unica strada – prosegue – è intervenire ancora prima, limitando i contagi e aumentando il numero dei vaccinati. Meno il virus circola, meno gli daremo lo spazio per modificarsi». «Credo che in autunno, quando per motivi anche ambientali i virus respiratori circolano con maggiore facilità, saremo meglio attrezzati per contenere eventuali nuovi contagi grazie alla maggiore percentuale di popolazione vaccinata e alle migliori capacità di cura. Sapremo usare più efficacemente le terapie attuali e ne potremmo avere delle nuove. La scienza corre, tutti i maggiori gruppi di ricerca nel mondo stanno studiando il Sars-CoV-2 e i risultati vengono messi a disposizione della comunità».








