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Anna Paola Sabatini (direttore ufficio Scolastico Regionale Molise) «Ripartire innovando: la scuola sia laboratorio digitale diffuso per il Paese»

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Anna Paola Sabatini, Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale del Molise e docente universitaria, ha rilasciato un’intervista al nostro Osservatorio che riportiamo integralmente.

Finalmente la scuola è ripartita. Come ha dichiarato anche il Presidente Conte intervenendo al nostro Insieme per ricostruire-Riparte l’Italia, “l’Italia riparte solo se riparte la scuola”. Lei, come rappresentante del mondo istituzionale scolastico, cosa ne pensa?

“Penso che la nostra scuola abbia davvero bisogno di “investitori”, e non solo e non tanto finanziari intendo, quanto di persone anche all’esterno del nostro mondo che ci credano veramente e che siano nelle condizioni di influenzare concretamente i processi in questa direzione.

La scuola non solo va messa al centro per quello che unicamente può dare al contesto in termini di sviluppo e competitività, ma, al tempo stesso, anche per quello che ha dentro di sé: le energie per fare da motore trainante per tanti altri settori strategici. La scuola è e deve essere una sfida di tutti.

Dalle parole intense del premier Conte questa direzione viene fuori con forza e insieme anche la visione di un settore che per assurgere a pieno a questo ruolo deve mostrare anche una forte capacità di rinnovamento, e lo sta facendo”.

Dalle sue parole emerge un ruolo strategico dell’innovazione anche nell’ambito delle dinamiche interne al mondo dell’istruzione. In che modo la scuola si sta confrontando con questi temi?

“Stiamo percorrendo una strada plurima: dal punto di vista della strumentazione, dei processi e delle procedure, oltreché degli ambienti. Da un lato, infatti, il lockdown – peraltro improvviso – unitamente a tanta complessità negativa, ha però, impresso una forte accelerazione al processo di digitalizzazione della didattica; oggi siamo ancora un passo avanti e guardiamo alla didattica digitale integrata che coniuga, soprattutto per gli studenti più grandi, l’imprescindibilità delle attività in presenza alle opportunità della didattica a distanza.

La scuola al confronto con le prime e gravi battute della pandemia, di fronte all’unica strada in quel momento percorribile, ha dato una risposta forte e decisa. Ha dimostrato di essere all’altezza, adeguandosi ad una situazione raramente complessa e difficile e che presentava al suo interno un numero di variabili assolutamente rilevante. Il prossimo step (non l’unico ovviamente), come già annunciato dalla Ministra Azzolina, consiste nell’implementazione della formazione dei docenti che usufruisca anche del digitale come “strumento” oltrechè come “obiettivo” tra gli altri obiettivi. La scuola non è però solo quella della didattica e delle lezioni.

L’obiettivo finale, la mission, è quella, ovvero l’erogazione di un servizio di qualità per consentire a ciascuno studente e studentessa il pieno successo formativo. Ma dietro c’è anche un grande lavoro organizzativo che contempla più aspetti. Tra questi, quelli essenziali sono senza ombra di dubbio anche la sistemazione degli spazi ad essa dedicati e la strutturazione del personale che vi opera. La pandemia e la riapertura delle attività didattiche in presenza ci hanno dato un impulso specifico anche dal punto di vista del ripensamento degli “ambienti” di apprendimento fisicamente intesi. In particolare con il percorso estivo appena trascorso, alle prese con l’allestimento degli spazi nell’ottica del distanziamento, è stata inaugurata una nuova stagione di attenzione proprio ai luoghi fisici dove i nostri studenti e le nostre studentesse trascorrono gran parte delle proprie giornate.

Aspetto questo che, come ben sappiamo, non è di contorno rispetto al tema degli apprendimenti ma che questi ultimi, invece, influenza in modo significativo. La sfida è quella di edifici scolastici non solo sempre più sicuri sotto ogni aspetto, ma anche in grado di accompagnare e facilitare i nostri giovani nel percorso di apprendimento. Al seguito dei tanti investimenti degli ultimi mesi, ora l’appuntamento cruciale è quello con il Recovery fund.

Una nuova stagione è, da ultimo, quella della digitalizzazione delle procedure amministrative e, tra queste, in particolare delle graduatorie. Anche in questo caso, la necessità di evitare riunioni in presenza eccessivamente affollate, ha velocizzato un processo già pensato e che, in questo momento, ha coniugato due differenti esigenze: quella della necessaria innovazione delle procedure e l’obbligo di evitare troppi affollamenti contestuali. Anche in questo caso, come in quello della didattica a distanza, si tratta di un percorso indubbiamente ottimizzabile, come tutti i grandi cambiamenti di sistema, ma che come tutti i passaggi così caratterizzati non poteva non scontare una partenza che fosse meno che faticosa”.

Lei ha scritto anche un volume che tratta del rapporto tra innovazione e istruzione. Quanto è strategica questa interazione?

“L’assunto di partenza è che la trasformazione digitale va riconosciuta come una delle più grandi prove contemporanee che impongono un cambiamento prima di tutto culturale nel modo di essere complessivo della nostra società. Una prova che, se raccolta e superata, potrà davvero colmare gran parte del gap di competitività che oggi rallenta l’Italia. E se di sfida culturale si parla, il mondo dell’istruzione non può che essere, per sua stessa natura, la realtà organizzativa candidata come principale laboratorio e, allo stesso tempo, strumento di innovazione diffusa. Evoluzione che presuppone l’accettazione, da parte di tutti, anche delle criticità inevitabili che derivano da questo percorso obbligato”.

La scuola sta quindi vivendo una nuova fase altrettanto impegnativa come quella appena trascorsa e mai interrottasi. Come sta affrontando questo momento la scuola dei territori e a cosa guarda per il futuro?

“Con grande senso di responsabilità, resilienza, e sempre la giusta dose di sano entusiasmo che non può mai mancare. A cosa guardiamo per il futuro? Credo rispondano esaustivamente le righe precedenti: ad una scuola che si dimostri capace di mantenere la forte centralità acquisita, in particolare in questo ultimo periodo, e che mantenga la determinazione che sta dimostrando nel procedere con coraggio e chiara visione in un processo di cambiamento che fa bene a se stessa e, di riflesso, a tutto il mondo che la circonda”.

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