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Maria Bianca Farina (Presidente Ania): «Partnership pubblico-privato nel mondo assicurativo per fonteggiare le pandemie. Ecco la nostra proposta»

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Per affrontare i rischi creati dalle pandemie è necessaria una partnership tra il settore pubblico e quello privato.

L’industria assicurativa globale, spinta dall’enormità degli eventi connessi con la diffusione del virus, si sta interrogando su che tipo di copertura possa essere in grado di offrire, sulla dimensione geografica ottimale del pool di rischi e su come coinvolgere i mercati finanziari, attraverso l’emissione di pandemic bonds.

La convinzione generale è che la copertura contro le pandemie sia certamente impossibile senza una partnership con il settore pubblico.

La proposta dell’Ania per coprire i rischi legati alla pandemia è pronta.

Maria Bianca Farina, Presidente dell’Associazione che rappresenta le compagnie di assicurazione, l’ha presentata nei giorni scorsi all’esecutivo guidato da Giuseppe Conte. 

La speranza è di poter affrontare la questione già nella prossima Legge di Bilancio, visto che gli emendamenti del governo e dei relatori sono attesi in settimana.

Attingendo magari, in prospettiva, anche alle ingenti risorse del Recovery Fund.

Da parte loro le assicurazioni italiane hanno mantenuto la promessa, come annunciato al mercato.

Hanno radunato un team di esperti (economisti, virologi e infettivologi) con l’obiettivo di presentare al governo un progetto che fosse finanziariamente sostenibile, per farsi trovare pronti davanti a fenomeni globali e devastanti come la pandemia da Coronavirus.

In ballo, come dimostrato dalla cronaca di questi mesi, ci sono le perdite enormi che si registrano in caso di lockdown.

Queste non possono essere sostenute dal solo sistema assicurativo, essendo generalizzate e trasversali praticamente a tutti i settori economici. 

La questione ha riguardato gli altri Paesi europei, perché in Italia le polizze che coprono le imprese dal rischio di interruzione di attività (anche non legate alla pandemia) hanno, nel bene e nel male, un ruolo residuale, con appena il 3% delle PMI che hanno acquistato polizze contro questi rischi.

Ma i numeri, in caso di una diffusione a tappeto, sono impressionanti.

I riassicuratori di Swiss Re hanno infatti calcolato che i sinistri generati da tre mesi di blocco delle attività per lockdown corrispondono a cento anni di premi assicurativi.

Il progetto presentato dall’Ania ipotizza quindi una partecipazione alle perdite equamente suddivisa tra i privati e lo Stato.

«Abbiamo visto che l’industria privata da sola non poteva farcela e non tanto perché il rischio presentava una richiesta di premi assicurativi troppo forti, ma perché non ce la faceva per questioni di capitalizzazione», ha spiegato Farina, affrontando la questione nel corso del Rome Investment Forum 2020 organizzato da Febaf nei giorni scorsi e aggiungendo che il rischio pandemico è definito da alcuni come rischio non assicurabile, perché non diversificabile.

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