Sul Corriere della Sera, Angelo Panebianco, attacca la politica estera Ue che ‘pensa di poter essere come la Svizzera’: “Poiché la Germania è il vero pilastro dell’Europa – evidenzia l’editorialista – niente meglio della campagna elettorale tedesca appena conclusa serve a chiarire quale sia, al di là della retorica ufficiale, lo stato d’animo dell’opinione pubblica europea. Sono passate solo poche settimane e Kabul e i suoi supposti insegnamenti sembrano già archiviati. Come se niente fosse stato. Lo hanno mostrato benissimo i contenuti della campagna elettorale tedesca nonché, a elezioni concluse, le dichiarazioni di vincitori e sconfitti. Così come il fatto che in Italia e nel resto d’Europa il clima politico sia rapidamente tornato quello di sempre. Per mostrare l’inconsistenza della posizione europea, bastano tre osservazioni. Ricordiamo, prima di tutto, qualcosa sulla Svizzera. Non solo è piccola e l’Europa non lo è. Non solo è stata, per secoli e secoli, protetta dalla conformazione del territorio e l’Europa non lo è. Lo è stata anche, per altrettanti secoli, dal fatto che gli uomini liberi dei suoi Cantoni erano pronti a fare pagare pesanti tributi di sangue a qualunque esercito che, molto faticosamente, si fosse addentrato fra i loro monti e le loro valli. La seconda osservazione riguarda i temi più o meno innovativi che compaiono oggi nelle agende dei Paesi europei: la rivoluzione verde, quella digitale, le trasformazioni del lavoro indotte dalle applicazioni dell’intelligenza artificiale, eccetera. Chi crede che questi ambiti siano al riparo dalla competizione fra le potenze dovrà presto ricredersi. La terza considerazione riguarda la natura delle potenze che si disputano il controllo del mondo. Anche se gli estensori del Manifesto di Ventotene sbagliarono immaginando che gli Stati nazionali fossero al capolinea, essi però compresero che le sorti del mondo sarebbero comunque tornate, come è stato per millenni, nelle mani di grandi imperi. La Guerra fredda, ossia la competizione fra una «potenza marittima», una repubblica imperiale (gli Stati Uniti), e un impero continentale (l’Unione Sovietica) — dopo un breve intervallo — lascia oggi il campo alle lotte di potenza fra una pluralità di imperi. Il mondo è radicalmente cambiato ma le abitudini europee — settant’anni in una confortevole cuccia — sono più o meno le stesse di prima. Il problema principale è rappresentato proprio dalla Germania. Se i tedeschi prendessero atto dei cambiamenti in corso potrebbero trascinarsi dietro tutti gli altri europei, potrebbero dare un contenuto alle tante parole, altrimenti vuote, sull’Europa e sul suo ruolo futuro nel mondo. Ma la Germania, almeno fino ad oggi, non ha mostrato (e non è la parte migliore della eredità politica di Angela Merkel) di avere appreso la lezione e di essere in grado di agire di conseguenza”.
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