Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

[L’Intervista] Andrea Guarducci (Presidente Enegan): «Ci saranno molteplici opportunità di lavoro nel settore del green e in quello dei servizi»

Cerca
L'AUTORE DELL'ARTICOLO
ANALISI E SCENARI
OSSERVATORIO IDEE
OSSERVATORIO IMPRESE

Andrea Guarducci è il Presidente di Enegan SPA, azienda che opera sul mercato nel settore dell’energia elettrica, del gas, delle telecomunicazioni e dell’efficientamento energetico. Con lui abbiamo parlato di transizione ecologica, green e di investimenti sulla sostenibilità grazie al Recovery Fund.

Quanto è importante che il Governo abbia istituito un Ministero per la transizione ecologica? Vuol dire davvero che le istituzioni sono sempre più sensibili al tema?

Nel momento in cui viene istituito un Ministero di questo tipo, sarà fondamentale capire il piano programmatico e approfondire se ci sarà la consapevolezza di quello che si dovrà e potrà fare con questo dicastero. Sarà importante che questo istituto non sia solo una realtà di facciata ma sia un organo con pieni poteri, che possa gestire un settore determinante di rilancio e rinascita per il nostro Paese. C’è una fortissima esigenza nello sviluppare questi temi, ma credo anche che la necessità non sia, esclusivamente, volta ad un’implementazione delle attività green. È stato capito, senza fare retorica, che il green e la sostenibilità rappresentano il business di domani.

Un po’ come è stato qualche anno fa il dot.com, che inizialmente ha rappresentato un pensiero da innovatori e visionari e, successivamente, si è tramutato in una nuova strada per fare business. Non bisogna essere ipocriti, questo settore rappresenta un business attuale. Noi come Enegan abbiamo intercettato questa esigenza già 11 anni fa in maniera pioneristica, quando ne parlavano in pochi. Il tema è attuale e centrale da un punto di vista umanistico e sociale perché gli essere umani e il pianeta ne hanno realmente bisogno, ma soprattutto perché l’economia attuale rappresentata dal vecchio sistema stava diventato piuttosto stantia. Nel mondo c’è un riciclo continuo di idee e processi e un constante rinnovamento di modelli di business. C’è sempre una curva in salita e, successivamente, una curva in discesa.

L’economia del carbone e del fossile è finita, è un ciclo terminato, accelerato dalla pandemia. Devono esserci nuovi investitori e nuovi business, perché cambiano le generazioni, che intercettano le diverse opportunità, con il rinnovamento che taglia fuori i predecessori. Al di là della necessità ambientale, è inevitabile che questo avvenga. Di solito ci sono guerre o pandemia che creano azzeramento. Ogni volta che nel mondo si è presentato uno di questi eventi dirompenti, ci sono stati almeno 20 anni di rinascita e ricostruzione economica e, di conseguenza, tutto è ripartito. Eravamo arrivati a un punto di stasi, dove da 15 anni almeno, in Europa, per quanto riguarda alcune tematiche non si progrediva.

Ovviamente quando si riparte da zero c’è sempre chi ci guadagna e chi ci rimette, con il mediocre che non va avanti. Mentre chi ha capacità e visione riesce a rigenerarsi. È per questo che poi, in seguito ad eventi nefasti, chi si rinnova fa un salto in avanti, ma fa anche da traino a chi è un livello sotto in un coinvolgimento totale. Al termine della pandemia vedo dei vantaggi, in termini economici per lo spazio di azione che si svilupperà. Come presidente di Enegan credo moltissimo in questo settore, l’ho già fatto in passato ed investirò nell’origination sui campi fotovoltaici ed impianti eolici in Italia.

Avere quindi un Ministero che mi ascolta può essere solamente un vantaggio competitivo enorme, rispetto agli altri Paesi che hanno un organismo di questo tipo da tempo. Quindi per concludere, il Ministero per la transizione ecologica rappresenta un passo storico, che deve diventare un processo integrante della politica italiana e, di riflesso, europeo. Sono convinto che ci saranno molteplici opportunità di lavoro nel settore del green e in quello dei servizi.

Uno degli aspetti fondamentali del Recovery Fund sarà quello degli investimenti legati alla sostenibilità. Il nostro Paese sarà pronto a presentare progetti in tal senso e a spendere, in maniera adeguata, le risorse che arriveranno dall’Europa?

Io spero che questi soldi arriveranno perché saranno fondamentali per lo sviluppo di cui parlavo prima e che le linee guida da parte dell’Europa siano chiare. La classe imprenditoriale italiana sarà determinante per sviluppare questi investimenti. Ci deve essere una buona sintesi tra accademici e imprenditori che possano mettere in campo azioni analitiche ed empiriche per portare progresso ed innovazione al Paese.

Il fatto che la maggior parte dei soldi che, potenzialmente, dovrebbero arrivare, saranno destinati a progetti di sostenibilità è, per il nostro Paese, una manna. Perché, come accennato in precedenza, questo è uno dei settori nei quali ancora possiamo far valere fortemente la nostra esperienza e la nostra capacità e mettere in campo un’expertise di livello. In questo momento green, turismo e ricerca sono gli unici settori nei quali spingere con forza. Per me sono le tre parole chiave che muoveranno la nuova economia di ripartenza dell’Italia.

Sarà fondamentale anche investire in infrastrutture. La pandemia ha portato, tra le altre cose, ad una volontà sempre più forte di investimento nello smart working. Ma come possiamo sviluppare queste iniziative se la connessione a banda larga ancora non copre tutto il Paese? Sarà necessario ovviare ad alcune possibili criticità per ripartire con grande slancio.

Cosa vuol dire per un’azienda essere green ed investire nella sostenibilità?

Per prima cosa mi preme sottolineare che il reale valore di un Paese è costituito dalla produzione: se io produco qualcosa posso dare un parametro reale e concreto al business interno. La Cina è un esempio emblematico sotto questo aspetto. Il valore si realizza quando dal nulla si crea qualcosa. In Italia abbiamo perso di vista questo aspetto che, secondo me, è fondamentale per lo sviluppo di una nazione. Non avendo più produzione manifatturiera ci è rimasto solo il green da produrre, senza doverci affidare a player esteri e offrendo proposte di qualità e alto livello.

E quindi diventerà cruciale vendere al di fuori dei confini la nostra competenza, know-how e capacità. Investire nel green, in maniera seria e concreta, diventerà un modo di fare business sempre più rappresentativo. È come pensare quando vennero realizzate le prime automobili, a chi veniva chiesto quanto era importante investire nello spostamento attraverso auto piuttosto che con carrozze trainate da cavalli, la risposta non poteva che essere una sola. Per i miei figli e miei nipoti non vedo alternative all’investimento green. E, come detto, non credo ci siano altri settori dove possiamo essere leader e avere una lunga futuribilità. Se dovessi suggerire a mio figlio dove investire, consiglierei green, turismo e ricerca, con una propensione verso il green almeno del 60% rispetto agli altri due settori.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.